Ed Sheeran, nuovo re del pop "Suonavo per pochi spiccioli"

Il giovane inglese è una "antistar": niente scandali, zero polemiche. "Noel Gallagher mi disprezza? Peccato, io amavo molto gli Oasis"

Comunque vada, Ed Sheeran ha già vinto: è diventato il re del pop partendo da zero, armato solo del proprio talento e della propria inconsueta normalità. Più che una popstar, è l'antistar. Non è un sex symbol, questo rosso di Halifax nel West Yorkshire inglese e neppure naviga a bordo di scandali gossipari (a parte la notte brava dopo gli ultimi Brit Awards). È lo spot dell'artista tutto creatività e basso profilo, un neo ventiquattrenne che nell'epoca delle esagerazioni si presenta alle interviste con la propria fidanzata (la bella Athina Adrelos, con lui anche al Festival di Sanremo) e non usa iperboli, solo buon senso: ««La popolarità non è gratuita e io me la conquisto concerto dopo concerto. Per anni mi sono esibito in localini microscopici e il mio cachet era di sei sterline e una birra. Poi il web mi ha aiutato e ora eccomi qui». Eccolo qui al top: ha conquistato tre nomination ai Grammy Awards (zero vittorie) ma ha appena sbancato i Brit Awards confermandosi il numero uno in assoluto non soltanto in Gran Bretagna: miglior album e miglior artista, praticamente una laurea. È un minimalista di successo già a partire dal titolo dei suoi due dischi: + del 2011 e X del 2014, entrambi top seller, entrambi essenziali perché la forza di questo ragazzo normale è l'empatia, il dialogo diretto con il pubblico senza troppi altri fronzoli. Lo conferma il successo di Sing , brano ultratrasmesso dalle radio a ogni latitudine e costruito intorno al ritmo incalzante, al falsetto molto anni Settanta e a una chitarra dal suono totalmente imprevedibile.

E che sappia abbracciare il proprio pubblico come pochi altri lo garantisce anche la formula essenziale dei suoi, ad esempio quello che ha tenuto poche settimane fa al Forum di Assago. Lui da solo sul palco. Lui con la propria chitarra acustica. Un successone. Sulla fiducia, anche gli inglesi hanno già fatto la fila per comprarsi i biglietti del Wembley Stadium dove a luglio terrà tre (dicesi ben tre) show solitari nel senso che in scena ci saranno soltanto lui e la sua chitarra. Commovente: «Quando ho visto le prove tipografiche del biglietto con il mio nome stampato sotto la scritta Wembley quasi svengo: mi è mancato il respiro».

Dopotutto ormai è lui il golden boy del pop. E ha gusti musicali che per un ventenne sono una rarità: da Rory Gallagher a Joni Mitchell a Van Morrison («Uno che potrebbe cantare l'alfabeto e renderlo fantastico lo stesso») fino a Eric Clapton («Il mio sogno è collaborare prima o poi con lui»)

Viene dal nulla, si è costruito da solo e quindi ovvio che attiri non soltanto applausi ma pure invidie e mal di pancia (altrui). Come quelli di Noel Gallagher, uno che non le manda a dire e, se lo fa, non usa giri di parole. «Non voglio vivere in un mondo dove uno come Ed Sheeran riempie il più grande stadio inglese». Da buon normalizzatore, Ed The Red, Ed il Rosso, ha risposto con la lima, smussando ogni spigolo: «Mi dispiace non sono soltanto problemi suoi, a me gli Oasis sono sempre piaciuti». E stop. In fondo ragazzi come lui sono la risposta inconsapevole alle esagerazioni degli ultimi dieci anni di rap e hip hop spalmati di chiappe, tette, iperboli e volgarità, musicalmente poveri, creativamente ripetitivi. A questo ragazzo che ricorda un altro rosso del pop soul, Mick Hucknall dei Simply Red, la semplicità calza a pennello. È la sta della porta accanto, almenmo finché dura: «Tutti nella vita dobbiamo evolvere e io stesso sono cambiato negli ultimi anni, spero solo di non essere diventato un bastardo», ha detto sorridendo. E attenzione: naturalezza non significa ottimismo a tutti i costi, anzi. I due album che lo hanno fatto diventare com'è oggi, ossia la risposta maschile alla popolarità di Adele, sono carichi di malinconia e non lanciano certo soltanto slogan del vivere felice.

Però chissà.

«In questo periodo sono molto soddisfatto e ho scritto canzoni “felici”» perché «ciò che scrivo racconta sempre qualcosa di me, è tutto autobiografico», ha spiegato proprio in queste settimane a Tv Sorrisi Canzoni. Dopotutto non potrebbe essere diversamente: è il suo momento d'oro ed è pure la conferma che, quando ci si rimbocca le maniche, il successo arriva anche senza ingozzarsi di provocazioni e scandaletti.