Edward Norton: «007 è fantasia qui c'è solo verità»

Eccezionale un attore noto come Edward Norton che, lanciando The Bourne Legacy dice: «Per me, i personaggi della saga sono sovrastimati dai media: si tratta solo di una storia serializzata». In sostanza la star ha ragione, ma lui fa la differenza nel quarto capitolo della popolare serie, diretto da Tony Gilroy, scrittore e sceneggiatore che con la trilogia di Bourne ha convogliato un bilione di dollari al box-office globale. Nelle sale dal 14 settembre, abbiamo assaggiato sei scene e quaranta minuti di fughe, inseguimenti, assassinii e azioni che richiamano l'adrenalina dei film di 007. Siamo tornati agli anni Trenta americani, quando si producevano a macchinetta film seriali? Sembrerebbe di sì, dati i supereroi Marvel e compagnia fumettistica Universal, pronta a lanciare il nuovo Batman. «Qual è il motivo per cui continua la storia di Bourne?», si chiede Norton, ieri stretto d'assedio dai fan a Roma. Tanto più che, stavolta, Matt Damon sparisce, a favore d'un facsimile di Daniel Craig versione Bond, cioè Jeremy Renner. Venendo alla storia non c'è un seguito di Bourne Identity, Bourne Supremacy e Bourne Ultimatum, bensì un'espansione. Ossia, veniamo a sapere che l'universo dei killer-spia è molto più ampio di quanto credessimo e che non esiste soltanto la CIA dietro certe azioni nefande. A tirare le fila dei numerosi crimini compiuti in nome della sicurezza americana, c'è Norton, qui tormentato nel ruolo di Byer. «Il mio personaggio si muove tra paradossi e contraddizioni. Molte cose cattive, nel mondo, non accadono grazie a gente come il mio Byer, che si muove nelle zone grigie della morale. Mentre le storie di James Bond sono praticamente dei cartoni, diciamo dei film-fantasy, questo Bourne è ambientato nel mondo che temiamo di più e che esiste per davvero, nei nostri governi». Certo, chiunque vorrebbe avere le doti fisiche dell'agente Aaron Cross (Renner), nato per uccidere e addestrato dalla Treadstone. Cross lavora per il programma segreto Outcome e parecchi lo cercano per farlo fuori. Ma lui è così resistente che galleggia nelle gelide acque di un fiume in Alaska, mentre dall'altro capo del mondo lo spietato colonnello Byer organizza diverse eliminazioni fisiche, compresa quella di Cross: infatti un drone proverà a sbarazzarsi di lui. Meno male che l'oscarizzata Rachel Weisz, qui biochimica nel Maryland (in realtà, molto si è girato negli studi Kaufman Astoria di New York), sventerà i piani omicidiari dell'organizzazione guidata dal militare Norton. «Io non sono mai cinico, nel mio lavoro, e fare film mi fa sentire privilegiato. Attrarre il pubblico? È un modo per comunicare. Ciò che m'interessa, nei personaggi, è la complessità». Norton è anche cinefilo: ama Anna Magnani, per lui «così grande che esce fuori dallo schermo».