Elio Germano è San Francesco, il più antipolitico tra tutti i santi

Nel nuovo film dei francesi Renaud Fely e Arnaud Louvet, Elio Geramano interpreta San Francesco: "Grazie a Francesco ho scoperto cose che mi hanno arricchito nel mio percorso personale"

da Assisi

«È uno dei film più francescani perché paradossalmente non mette al centro Francesco, che proprio non voleva passare per santo ma solo essere uguale agli altri, mentre c'è l'esperienza di chi gli stava accanto e che spesso viene messo in ombra». In effetti Il sogno di Francesco, dei francesi Renaud Fely e Arnaud Louvet in uscita giovedì nelle sale e presentato ieri ad Assisi, sta tutto in queste parole di Elio Germano, uno dei nostri attori più richiesti che sarà Nino Manfredi per la fiction di Raiuno e uno dei protagonisti del nuovo film di Gianni Amelio La tenerezza. Girato tra la Francia del Sud e Gubbio, coproduzione tra Francia, Italia e Belgio, Il sogno di Francesco inizia ad Assisi nel 1209, quando il Papa Innocenzo III non approva la prima versione della Regola francescana. Il bisogno di istituzionalizzare più che un pensiero, un modo di vivere, sembra non essere nelle corde di Francesco che però sa bene quanto sia utile. Ecco dunque il dialogo difficile, intermittente, tra la confraternita e il Papato con la figura di Elia da Cortona (il belga Jérémie Renier), uno degli amici giovanili di Francesco e tra i primi a seguirlo. Questa dicotomia, tra Francesco ed Elia, non si ricompone neanche e soprattutto con la Regola bollata accettata dalla Chiesa perché è il messaggio finale del futuro santo a essere proprio inconciliabile con il mondo: «Bisogna combattere la ricchezza e amare la povertà». Molto significativi i passaggi nel film in cui si vede Elia con penna e calamaio cancellare intere frasi della prima Regola. Ma è il dibattito interno tra tutti confratelli a rendere interessante il punto di vista di questo film. Il poverello di Assisi è uno che «ha tanti fratelli ma non sa cos'è l'amicizia» perché, dice Germano, «il suo è un cammino di amore universale, di amicizia, non fa addirittura differenza fra gli essere umani e gli animali, perfino con l'erba. Elia è forse il personaggio più umano perché pieno di contraddizioni, quasi shakespeariano nella difficoltà degli uomini di approcciarsi a questioni così complicate».

E se i registi dicono di aver scelto come protagonista l'attore italiano «perché semplicemente è il più bravo oltre a essere estremamente vibrante e vivo», Elio Germano spiega che cosa ha più apprezzato della sceneggiatura: «Rispetto alla tradizione cinematografica Francesco qui è un uomo molto risolto, non ha dissidi interni, non è in lotta con i propri demoni, non ha bisogno di apparire, di essere il giullare di Dio. Io non ho avuto un'educazione cattolica ma grazie a lui ho scoperto cose che mi hanno stupito e molto arricchito nel mio percorso personale».