«Enrico IV» e «I miserabili», classici senza tempo

La follia, tornasole per discernere le relazioni. Il libero arbitrio, benedetta condanna all'umano. Due temi incandescenti, due occasioni per vedere mattatori in grande forma: Carlo Cecchi in Enrico IV di Pirandello e Franco Branciaroli con I miserabili di Hugo. Per Cecchi, che cura anche la regia, si tratta di una prova che si è cucito su misura: atto unico, riduzione all'osso del testo, fuoco su una pazzia che è teatro come contravveleno al teatruccio dell'ipocrisia. Cecchi è surfista imbattibile, in piedi sulla tavola di quell'ironia muriatica che già lo segna nella vita reale, e approda a un Pirandello liberato dell'oggi, a 150 anni dalla nascita. I comprimari, tra cui Angelica Ippolito e Roberto Trifirò, ottimi, sono affiancati da una brigata di «consiglieri del re» di comicità consumata. Tutto risulta, oltre che fulmineo, godibilissimo. Anche per I miserabili, al secondo anno di tournée, l'adattamento gioca un ruolo decisivo: Luca Doninelli ha donato al testo la grazia di un filo conduttore (un tempo si sarebbe detto «messaggio») saldo - e identificabile, che non è poco in quasi tre ore di spettacolo - in cui Jean Valjean e la sua bontà sono autarchia che, illuminata, «sceglie» il servizio divino. Misurata regia di Franco Però, geniali scene minimal di Domenico Franchi, miracoloso Branciaroli che «è» Valjean. Da segnalare, toccante, Valentina Violo-Eponine.

ENRICO IV Al «Fraschini» di Pavia fino a domani, poi a Roma, Teatro Argentina.

I MISERABILI Alla «Corte» di Genova fino a domani, poi a Milano, Teatro Strehler.