Enrico Papi: lo show dei record è il mio record

Un ragazzo che tenta di trascinare un tir, legandoselo alla cintola e camminando a testa in giù. Un giovanotto che su un monociclo prova a volare sopra quindici metri di bottiglie allineate. Un signore che cerca di ricoprire il suo corpo col maggior numero possibile di post-kit. Davvero infinita, la bizzarria di coloro che aspirano a stabilire i record più pazzi (quanto inutili) del mondo. Ne sa qualcosa Enrico Papi. Fra innumerevoli frequentatori del guinness dei primati, l'occhialuto conduttore ha selezionato i più divertenti e provenienti da tutto il mondo per La notte dei record: lo show con cui, da domani per cinque domeniche su Tv8, festeggerà i suoi 30 anni di carriera. «Oggi è di moda partecipare ai talent per diventare famosi, per iniziare o per rilanciare una carriera. Ma il nostro spiega lui, divertito - è il talent dei talent. Nel senso che chi partecipa alla Notte dei record vuole solo stabilire un record. E che abbia o meno il talento per farlo, che il record sia più o meno sensato, non ha alcuna importanza». Divertimento puro, si direbbe. Sia pure perseguito con estrema serietà: tabelle di allenamenti, diete particolari, mesi di preparazione.

«L'uomo è fatto per superare i propri limiti. Tutta la soddisfazione dei nostri concorrenti sta appunto in questo. Nella vita sono persone realizzate: non inseguono successo o notorietà; non ambiscono a diventare famosi. Solo a superare se stessi». Certo: a vedere un ragazzo americano che cerca di spaccare con la testa il maggior numero possibile di lastre di ghiaccio, viene da chiedersi cosa ci sia, dentro quella testa. «Ma noi siamo stati molto attenti ad evitare gli eccessi, a non dar spago a chi, più che soddisfare un divertimento, sembra coltivare una mania o un'ossessione». Questi recordmen sono (quasi) campioni olimpici: «Eternamente tesi a migliorarsi. E a divertirsi. Ma guai a considerarli persone poco serie».

Intanto il suo record personale Papi l'ha quasi raggiunto: «Con questo show festeggio infatti i miei trent'anni di carriera. Un bilancio? In Rai sono nato, Mediaset è per me una seconda famiglia. Ma dopo un lungo stop durato ben due anni l'unica cosa che potesse ancora stimolarmi era unire il mio destino ad una rete giovane, anzi adolescente. Con i brufoli, come dico io. Ancora vogliosa, cioè, di sperimentare e di buttarsi in cose nuove».

E a proposito di Mediaset, l'attesa dell'imminente debutto è in parte guastata da un'amarezza: «La loro decisione di riproporre con Simona Ventura La pupa e il secchione, il programma che io e Simona Ercolani avevamo creato, mi ha dato fastidio. E' vero: avevano chiesto a me, di condurlo. Ma ora io lavoro per un'altra rete. E trovo che quando un programma è così legato a chi l'ha creato (La pupa e il secchione e Sarabanda hanno la faccia di Papi) bisognerebbe cercare altri programmi. E non cambiargli i connotati».