Mick Jagger: donne, risse e follie di un "vip" del rock

Esce una irriverente biografia del mitico cantante degli Stones

Troppo schiavo del cool per ammettere di non essere un duro. Troppo preoccupato di sembrare blaisé per mostrare il suo lato migliore, quello affettuoso e premuroso. Troppo impegnato a recitare la parte della rockstar per non vergognarsi di essere borghese e convenzionale. Troppo eterno adolescente per rinunciare, in nome della pur amata famiglia, a correre dietro a qualsiasi ragazzina. Troppo affarista per riconoscere il giusto merito ai musicisti coi quali ha diviso il palco per decenni.

In Mick Jagger (Mondadori) di Philip Norman, troverete un ritratto divertente, a tratti molto irriverente, della voce dei Rolling Stones, classe 1943. Un libro ben scritto e dalle molte facce. Di pagina in pagina, a esempio, si assiste alla nascita della cultura della celebrità, preannunciata dalle celebrities effimere di Andy Warhol. Fino agli anni Ottanta, la fama si fondava «su successi tangibili, come essere protagonisti di film - o leader di una rock band - e l'evanescente fenomeno dell'essere famosi perché si era famosi era ancora quasi del tutto sconosciuto». Poi avviene un cambiamento radicale, di cui Jagger è insieme testimone e inconsapevole motore.

Per questo i capitoli dedicati agli anni Ottanta e ai Novanta, forse il periodo meno glorioso della carriera di Jagger, sono i più interessanti. Gli esordi, la finta rivalità coi Beatles, il processo-scandalo per droga, la morte di Brian Jones, la tragedia di Altamont, la fuga in Francia per evitare il fisco, i decadenti megatour americani: tutto questo è stato raccontato nel dettaglio. Mancava qualcosa di organico e croccante sulle ultime decadi, e ora ce l'abbiamo.

Negli anni Ottanta, l'ego di Jagger sembra esplodere. A lungo è stato padrone degli Stones. Richards era troppo drogato per occuparsi di affari, le seconde file Charlie Watts e Bill Wyman tacevano, Ronnie Wood era un semplice dipendente. Dopo Tattoo You, inatteso successo mondiale, Keith si ripulisce e regola i conti con la primadonna, iniziando una faida che, a fasi alterne, tuttora prosegue. Quando Richards scopre l'esistenza di romanzi storici di un'autrice chiamata Brenda Jagger, Mick viene soprannominato Brenda (che è anche il nomignolo che le riviste hanno affibbiato alla regina d'Inghilterra). Poi Keith inizia a riferirsi a Jagger, dotato di famosi labbroni, come a «Beef Curtains», le labbra della vagina nello slang maschile. La situazione precipita all'annuncio del contratto firmato da Mick per tre album solisti. I Glimmer Twins smettono di parlarsi. Nella guerra aperta vengono coinvolti tutti, al punto che il mite Charlie Watts, di solito silenzioso dietro ai suoi tamburi, rifila un paio di cazzotti in faccia a Jagger dopo averlo sentito chiedere in giro: «Dov'è il mio batterista?».

Gli anni Novanta sono all'insegna di una ritrovata intesa nel nome del dollaro. Le tournée degli Stones infatti frantumano ogni record. Jagger tiene a battesimo quella cultura della celebrità cui si accennava. Dopo aver «sposato» la modella texana Jerry Hall con una cerimonia a Bali poi risultata senza alcun valore legale, Mick, schiavo del cool, si diverte. Eric Clapton si vede soffiare Carla Bruni, ventiduenne già titolare di numerosi flirt importanti, incluso il principe Dimitri Karagjorgjevic, rampollo della famiglia reale jugoslava. Inevitabile lo scontro di Carla con Jerry, nel frattempo rimasta incinta per la terza volta, con tanto di lite durante una sfilata. Jerry: «Perché non lasci in pace mio marito». Carla: «Di' a lui di lasciare in pace me».

Da Carla ad Angelina, passando per Uma Thurman e una sfilza di modelle assortite e varie. La Jolie, reclutata per il video di Anybody Seen My Baby, è il grande amore del 1997. Colpo di scena: l'attrice sembra considerare poco importante Mick, costretto a un corteggiamento cui non è abituato. Per dirla con Andrew Morton, biografo della Jolie, Jagger viene «trattato di m....». Mick lascia telefonate nella segreteria telefonica a cui Angelina non si sogna di rispondere. La caccia dura due anni. La Jolie non è addomesticabile, anzi è piuttosto fuori di testa, a un certo punto pensa di adottare un bambino disabile e di battezzarlo «Mick Jagger».

Nel 1998, Jerry Hall, di fronte all'ennesimo tradimento, questa volta con la brasiliana Luciana Morad, per giunta rimasta incinta, chiede il divorzio e scopre di non essere mai stata legalmente sposata. I tabloid massacrano Jagger, trattandolo come «un patetico vecchio debosciato che cercava la giovinezza perduta correndo dietro a donne che hanno la metà dei suoi anni». Sembra la fine di un mito ormai fuori sintonia col presente, non solo perché in Gran Bretagna si sta affermando il femminismo Girl power. La cultura della celebrità è ormai esplosa, giornali e tv non perdonano, il gossip è notizia tra le notizie, la privacy non esiste più, imboscare un amorazzo, a lungo specialità di Mick, è quasi impossibile.

Eppure, dopo qualche tempo in purgatorio, Jagger è ancora sulla cresta dell'onda. Come mai? Pur essendo stato pioniere di una nuova era, Mick è della vecchia scuola, e ha conquistato il successo in virtù di un songbook con pochi eguali.