«False Flag», una spietata sciarada di spie

Cinque normali cittadini coinvolti nel più intricato dei rapimenti politici

Matteo Sacchi

False Flag è il termine che viene utilizzato per indicare le operazioni sotto copertura di eserciti e servizi segreti. È anche il nome di una bella serie israeliana appena arrivata su Fox (canale 112 di Sky). Non immaginatevi una cosa adrenalinica, con una sparatoria al minuto. La tensione sta tutta da un'altra parte. Del resto gli israeliani sono i padri di un format tutto parole come In Treatment (poi copiato da statunitensi e italiani).

La trama si sviluppa a partire dal rapimento di un ministro iraniano in viaggio in Russia. Un piccolo commando mette in scena una operazione capolavoro. Però delle tracce restano. E le tracce portano tutte verso cinque cittadini israeliani che in quel momento si trovavano all'estero. Si diffonde subito la convinzione che il rapimento sia stato organizzato dal famigerato Mossad (il servizio segreto israeliano).

Il tutto mentre i cinque sospettati apprendono di essere al centro del ciclone dalla televisione o dai giornali o dalla telefonata di qualche amico e parente. Sì perché, ovviamente, l'operazione fa salire la tensione internazionale alle stelle, quella tra Israele e l'Iran è una Guerra fredda che può diventare calda in un attimo. Ma neanche il tempo di essere stupiti per i presunti colpevoli che la situazione degenera: il Mossad nega di essere coinvolto (sarà vero?), i cinque - un chimico, una novella sposa, una insegnante di lingue, un play boy dalla vita oscura e una maestra - finiscono sotto la sorveglianza dello Shin Bet (il servizio di vigilanza interna di Israele). Quattro vengono catturati subito, uno si da alla macchia. Tutti si dicono innocenti, eppure qualcuno ha evidentemente qualcosa da nascondere, qualcun altro sembra avere delle abilità da spia non facilmente spiegabili. E c'è chi pensa pure di sfruttare la cosa per diventare una celebrità.

Il risultato è una sciarada tutta giocata sui dialoghi degli interrogatori, l'intreccio delle vite parallele e la bravura degli attori nel renderle convincenti. False Flag è la dimostrazione che una bella serie si può fare davvero con poco, se si hanno le idee. Perché è vero c'è uno spunto di cronaca: Mahmoud Al-Mabhouh, colonnello di Hamas, nel 2010 venne ucciso a Dubai da agenti (del Mossad?) che viaggiavano con identità rubate a cittadini israeliani con doppia nazionalità. Ma a fare la differenza è la sceneggiatura precisa come un orologio creata da Amit Cohen.