Faraci fotografa il disagio giovanile

L'artista mette in mostra i ragazzi dei quartieri difficili di Palermo

Barbara Silbe

Palermitano, classe 1983, ti porta nel ventre della sua città attraverso fotogrammi di quella vita di strada che ha vissuto lui stesso da bambino. Francesco Faraci ha l'obiettivo sempre a fuoco sui minori, a loro ha dedicato un pluripremiato libro fotografico frutto di tre anni di lavoro: Malacarne. Kid comes first (ed. Crowdbooks, a cura di Benedetta Donato). I bambini vengono prima e lui spiega perché. «Il progetto esordisce è partito dopo un incontro con un 112enne che mi chiese un passaggio e mi raccontò la sua vita in un quartiere difficile, la morte del padre, lui che andava a prendere la madre al lavoro. Non avevo ancora consapevolezza di cosa avrei realizzato, ma vengo dal popolo, mi sono rivisto in lui e da lì sono partito. Malacarne è un termine dispregiativo, quando arrivi in certi posti di Palermo una tempesta di bambini ti salta addosso, si tende a considerarli in modo negativo, ma non dobbiamo dimenticare che sono piccoli, hanno gli stessi sogni di ogni bimbo. Alla mia indagine finisco per attribuire un valore universale». Impossibile raccontare certe storie senza farsi coinvolgere? «Non avrei pensato di immedesimarmi così. In un giorno di pioggia uno di loro mi ha tirato per la giacca e mi ha detto: ho capito perché ci fotografi, così da grandi ci rivedremo e ci ricorderemo di questo periodo. Le sue parole mi hanno commosso e sconvolto, aveva capito quel che neanche io sapevo: mi aveva spiegato perché ero lì. Ora sto facendo un'altra ricerca, spero che diventi un libro: ispirato da Americani di Robert Frank, giro la Sicilia incontrando la gente di questa terra». www.francescofaraci.com