Farhadi dirige la coppia Cruz e Bardem nel deludente "Tutti lo sanno"

Tra ricordi, gelosie e risentimenti, in "Tutti lo sanno" va in scena la dissezione emotiva di una famiglia. Cliché e prevedibilità rendono però irriconoscibile la mano del regista iraniano

La nuova pellicola di Asghar Farhadi, "Tutti lo sanno", ha per protagonisti Penelope Cruz e Javier Bardem ed è incentrata sul rapimento di una ragazza.

Il regista iraniano, già autore di titoli di pregio come “Una separazione” e “Il passato”, confeziona un film di circa due ore e trenta, proponendo temi a lui cari come la crisi familiare e di coppia, eppure stavolta sembra mancare il bersaglio.

Laura (Penelope Cruz), che si è costruita una famiglia in Argentina, torna in Spagna in occasione del matrimonio della sorella, portando con sé i due figli e lasciando a casa il marito (Ricardo Darin). Durante la festa di nozze, in cui rivede il suo grande amore di gioventù, Paco (Javier Bardem), avviene il rapimento di sua figlia, la sedicenne Ingrid (Carla Campra). In un crescendo di tensioni familiari, riemergeranno antichi segreti.

Come nei film precedenti di Farhadi, nulla è come appare, però stavolta la narrazione procede farraginosa e prevedibile: "Tutti lo sanno" è un dramma psicologico percorso da una certa suspense, ma che non regala vere sorprese. In alcune scene si ha quasi la sensazione di trovarsi in una soap opera, in altre di osservare il filmino di un matrimonio. Perfino i due premi oscar, ingaggiati dal regista già quattro anni fa e su cui sono stati modellati i personaggi principali, scivolano su performance a tratti inusitatamente dozzinali. La Cruz, in particolare, passa senza soluzione di continuità dal sembrare in uno spot di Dolce & Gabbana al rendere goffamente omaggio alla Loren de "La Ciociara". La sola interprete davvero convincente è Barbara Lennie, nei panni della moglie di Paco/Bardem.

Scelto per l'apertura dell'ultima edizione del Festival di Cannes, "Tutti lo sanno" è l'opera di un grande autore e vanta attori da red carpet, senza tuttavia essere all'altezza dei nomi che reca nei credits. Si tratta di un film godibile ma privo di magia, in cui è difficile ravvisare il talento anarchico di Farhadi.