Farhan Siki reinterpreta le icone dell'arte

Dai murales alla tela, il pittore indonesiano riflette sul rapporto tra creatività e società di massa

Francesca Amé Anche l'Asia ha il suo Banksy: si chiama Farhan Siki ed è nato in Indonesia, nella parte orientale dell'Isola di Giava. Quarantacinque anni, ma a vederlo pare un ragazzino, si è fatto le ossa sui muri di Yogyakarta: in quindici anni è passato dall'essere uno dei tanti street artist fuori dalle tradizionali rotte del mercato dell'arte a talento apprezzato dai collezionisti occidentali. Il merito è anche italiano: la sua prima personale europea l'ha organizzata quattro anni fa a Milano la Primo Marella Gallery e da lì a Start, fiera londinese molto attenta all'arte asiatica emergente, il passo è stato breve. Ora Farhan Siki, per quel tipico cortocircuito artsy che ama consacrare ciò nasce underground, torna a Milano: non in una galleria qualsiasi, ma nella sede di Banca Generali Private Banking di piazza Sant'Alessandro dove, da mercoledì al 30 settembre, sarà esposta una serie di tele inedite. Trace, a cura di Rifky Effendi, è il titolo di una mostra che, con una buona iniezione di autoironia, riflette sull'arte quale elemento di consumo di massa. Per l'occasione Siki rilegge in chiave pop e colori fluo capolavori quali L'ultima cena o l'Uomo vitruviano di Leonardo e fotografa, con istantanee in bianco e nero macchiate da colori spray, alcuni scorci della Basilica di Santa Maria delle Grazie. Trasporta il gesto beffardo e dissacrante del graffitaro su tela, e non solo: recupera icone dell'arte come l'Adamo ed Eva di Michelangelo e le circonda di loghi, di marchi e di scritte, la cui cura e composizione deriva dalla giovanile passione per la grafica e la calligrafia. Il risultato è disarmante: nemmeno l'arte antica può sfuggire alla bulimia della cultura pop e del consumismo più parossistico. «La capacità di Siki di esprimere energia, riflessioni e di rappresentare al meglio la tensione al rinnovamento non lascia indifferenti, colpendo subito per l'immediatezza e l'evocazione artistica», commenta Piermario Motta, Ad di Banca Generali. Tra i pezzi più significativi in mostra - fruibile anche da remoto grazie alla app BG Events che permette una visita virtuale con video inediti dell'artista c'è un ritratto di Frida Kahlo circondata da marchi fashion e beauty: la pittrice messicana non è del resto un «brand- cattura-pubblico» nel sistema delle mostre d'arte? Spicca poi un pezzo della serie più nota e apprezzata di Siki, quel «Mu(War)kami» fatta di quadri punteggiati dal celebre logo che Takashi Murakami ideò per Louis Vuitton. Siki rielabora l'elegante grafica del marchio di alta moda con immagini di elicotteri, aerei e fucili da guerra. Critico verso il sistema e raffinato nell'esecuzione: Siki risulta, sempre d'impatto sia come street artist, sia in galleria.