Fast & Furious per famiglie Stavolta è pronto per l'Oscar

Effetti speciali e sentimenti. Vin Diesel presenta il settimo episodio della serie d'azione: "Puntiamo alla statuetta"

Vendetta e famiglia, binomio caldo che piace a ogni latitudine. E che fa da colonna portante a Fast&Furious 7 (da giovedì, con Universal), atteso film d'azione in corsa da 14 anni e diretto da James Wan. Così Vin Diesel, ancorché pelato, stavolta alza la cresta come un gallo da combattimento. E annuncia che il suo film, da lui prodotto e interpretato come Dominic Toretto, semi-kamikaze sacrificale pronto a tutte le derapate, l'anno prossimo deve vincere l'Oscar. Non sente storie. Tanto più che qui s'è operato un miracolo, resuscitando Paul Walker (fa Brian O'Conner), l'attore morto il 30 novembre 2013 durante una sfida automobilistica a Valencia, California. Era il nuovo James Dean dei «Millennials», Walker, e la sua scomparsa improvvisa ha costretto la produzione a uno stop di quattro mesi, ma non ha impedito alla Universal di sfruttare al meglio la sua evocazione post mortem sullo schermo. «Probabilmente vincerà agli Oscar 2016, come miglior film. È il film più potente della serie. Che tra l'altro proseguirà», dice il 47enne Diesel a Variety , che lo mette in copertina come un divo arrabbiato. Finora il suo blockbuster, che marcia «a un quarto di miglio alla volta», ha rastrellato 2,4 bilioni di dollari al box-office globale. Quindi perché accontentarsi di fare quattrini a palate, rilanciando il prototipo anni '80 del maschione alla Schwarzenegger, o alla Stallone, senza puntare all'Academy direttamente? «I film d'azione di solito vengono stigmatizzati e gli Oscar, negli ultimi anni, sono stati criticati perché non andavano a film abbastanza popolari», rincara la dose Vin, alludendo al contrastato vezzo hollywoodiano di premiare film difficili, ma poco redditizi al botteghino.

Provocazioni e marketing a parte, in Fast&Furious 7 Vin torna come muscolare dominatore della strada, pronto a scontrarsi con Deckard Shaw (Jason Statham), fratello di Owen, il cattivo del sesto episodio della saga. Il gioco si fa pesante da subito, perché la prima scena mostra l'attore inglese Statham che, da solo, fa fuori una folta schiera di guardie armate. Naturalmente, nessuno si prende sul serio, a partire dal «villain» stesso e in questa vena ironica c'è un'attrattiva ulteriore. Anche se Deckard Shaw cerca vendetta con la bava alla bocca, mettendosi sulle tracce di Dominic, ritenuto responsabile della morte del fratello. Poi ci sono le star meccaniche, che brillano come la Lykan Hypersport, macchina volante da 3 milioni e 500mila dollari, grazie alla quale gli inseguimenti mozzafiato si sprecano. Derapate disturbanti, esplosioni a raffica, belle donne a gogò, la regìa di F&F 7 non si nega proprio nulla, guardando pure a Transformers nei rapidi cambiamenti di prospettiva durante i combattimenti corpo a corpo. Una novità, rispetto ai film precedenti. E al posto di sesso&motori, un senso di famiglia molto pop, che cerca il consenso del pubblico femminile, ormai attratto dal cinema dei super-eroi. Tra l'altro, l'inserimento di Kurt Russell, icona sexy che piace alle signore dai tempi di Iena Plinsky e della star delle arti marziali Tony Jaa, cara a Tarantino, serve a rinfrescare il franchise, che vira verso il thriller anni '70. Certo Fast&Furious 7 debutta proprio mentre l'Academy è sotto tiro, con le sue discutibili modalità di voto e i suoi meccanismi burocratici, però l'uscita «furiosa» di Winny potrebbe essere più d'una provocazione. Forse, addirittura l'inizio d'una nuova metodologia di scrutinio: chi l'ha detto che i film d'azione non hanno dignità da Oscar? Tanto più che la saga di F&F nasce da un'idea originale, al contrario dei tanti blockbuster hollywoodiani adattati da fumetti o videogiochi.

Commenti
Ritratto di Jaspar44

Jaspar44

Mar, 31/03/2015 - 13:05

"Puntiamo alla statuetta!" Ecco ... bravo ... prendi bene la mira! Poi discutiamo se questo tipo di cinema sia veramente la settima arte.