La fatiche di Santercole Crooner di periferia fra Ribelli, Clan e silenzio

Voce anarchica da blues e grande sensibilità musicale, firmò canzoni che fecero epoca

Antonio Lodetti

Nel 1966 era sul palco del Festival di Sanremo e cantava, in coppia con Adriano Celentano, Il ragazzo della via Gluck. Gino Santercole era in trio con Piklade e Ico Cerutti. «Avevamo preso un tranquillante - ci raccontava poco tempo fa - poi Gino Paoli ci offrì un whisky, così uscimmo sul palco completamente storditi».

Era un guascone, Gino Santercole, con quella voce anarchica come blues comanda e quella vena di follia che caratterizza tutti i pionieri del rock'n'roll. E così, da ribelle, se n'è andato ieri a Roma a 77 anni. Gino Santercole, nato anche lui in via Gluck, era nipote e allo stesso tempo cognato di Adriano, avendo sposato la sorella di Claudia Mori. Ebbe un ruolo importante nel mitico Clan, al fianco di artisti come Don Backy, Ricky Gianco e Milena Cantù. Nel 2014 era tornato alla ribalta con un album dal programmatico titolo Voglio essere me («perché tutti i ragazzi vogliono essere Vasco Rossi - ci diceva - ma io voglio essere io»), fondendo blues, atmosfere jazz e ricordi di vita, come nel brano Il valzer dello zio Amedeo, tenero sguardo sull'infanzia milanese. «Eravamo una famiglia di emigrati pugliesi e in cortile ascoltavo mio padre suonare una chitarra che si era costruito da solo, mio zio Amedeo al mandolino e mia madre alla voce».

La sua era una voce da crooner di periferia, roca e intensa, adatta a un repertorio variegato e un po' d'antan. «Io amo il rock and roll - distingueva - il rock per me è solo casino. Io vengo da Fats Domino, Elvis, Jerry Lee Lewis». Per questo nell'ultimo disco spaziava dal r'n'r alle ballate evocative come Such a Cold Night Tonight (ovvero Che notte fredda, tratta dal film Yuppi Du, in cui recitava, come in molti altri film di Dino Risi, Pietro Germi, Mario Monicelli, Luigi Comencini). Fondatore dei Ribelli (all'epoca lontani anni luce da Demetrio Stratos), uno dei primi complessi beat, che accompagnarono Adriano quando si sciolsero i Rock Boys e poi partirono per una brillante carriera autonoma.

Ma Santercole aveva l'anima del solista e una personalità troppo esuberante per rimanere intrappolato in una band. Non tutti sanno che Gino era anche prolifico e abile autore di canzoni; è sua la sferzante Una carezza in un pugno, che uscì come lato B di Azzurro ma che col tempo è diventata uno dei superclassici di Celentano, la bislacca Svalutation, altro grande successo r'n'r di Adriano, e Un bimbo sul leone. Spirito libero e indipendente, Santercole non si appoggia certo a Celentano per farsi pubblicità. «Siamo parenti e ci sentiamo ogni tanto. In molti mi chiedono gossip su Adriano, ma io non mi presto. È vero, un tempo abbiamo litigato, poi tutto è tornato normale». Le polemiche le indirizzava invece al mondo della musica, quello che non si accorgeva neppure dei dischi che pubblicava, come l'album del 2010 che passò praticamente inosservato. «Mi chiedono come mai i miei brani non passano per radio, facendo finta di non sapere che per fare sentire un disco in radio bisogna pagare migliaia di euro».

Negli anni Settanta fu divorato dalla depressione, divorziò e si allontanò per vari motivi anche dalla coppia Adriano Celentano-Claudia Mori. Ritrovò poi la serenità accanto alla moglie Malù, che gli stava vicino da 45 anni facendogli anche da manager e cantando nel brano dell'ultimo disco Cambiare per cambiare. Ci mancherà la sua voce «sgarbata» e genuina e il suo piglio aggressivo che ricordano un'epoca che se n'è andata per sempre. Un periodo in cui il Clan era il fulcro della nuova musica e delle nuove tendenze, e in cui Santercole partecipò al singolo di successo Chi sarà la ragazza del Clan, nato per lanciare Milena Cantù. «Facevamo cose strane - rifletteva parlando con noi - ed eravamo davvero avanti. Con il rock and roll abbiamo cambiato il costume e la vita di tanti ragazzi. Gli adulti ci vedevano come un pericolo. Non ho nostalgia ma erano davvero tempi memorabili».