Ferilli e Lisi due eroine contro Cosa Nostra

Roma Una forma di coraggio femminile per combattere un tipico machismo come la Mafia. Questo il senso della nuova fiction Baciamo le Mani, Palermo New York-1958, otto puntate dirette da Eros Puglielli e girate tra Sofia, Roma e Palermo che lunedì prossimo alle 21,15 su Canale 5 aprono la stagione Mediaset e quella in generale delle fiction. La serie sarà poi spostata al venerdì per far posto alla quinta stagione del collaudato Squadra Antimafia. La donna alza lo share e se son belle e brave come le due protagoniste Sabrina Ferilli e Virna Lisi (tornate assieme dieci anni dopo l'altra fiction Le ali della vita) sarà come andare sul velluto. In Sicilia Ida (Ferilli), assieme al figlio Salvatore, è costretta a scappare da don Cesare Romeo, boss locale che dopo averle ucciso il marito vuole eliminare anche lei. Mentre in America Agnese Vitaliano (Lisi), vedova con figli a carico è la proprietaria di una redditizia macelleria su cui ha messo gli occhi Gillo Draghi (Burt Young), padrino di Little Italy. È a New York, dunque, dove Ida giunge assieme al piccolo Salvatore desiderosa di una nuova vita, che i destini delle due donne si incrociano. Diverranno amiche e alleate.
Tra la Ferilli e la Lisi vince la verve di quest'ultima splendida settantaseienne. Rilassata e divertita, un ciclone: «Ne faremo una seconda serie? Ma se so' morti tutti?». Qualche consiglio alla produzione: «Ma dai, mandiamo due puntate a settimana sennò la gente si disaffeziona, se la scorda e cambia canale!». Per finire con una lezione di vita: «Le mail? E che sono? Io ricevo lettere, roba scritta a penna da ammiratori di tutto il mondo, mica sono passate di moda le lettere...». Fa il suo anche la Ferilli che si sorprende ancora di certe tattiche: «Otto puntate? Sicuri? Ma nun erano sei? Ma che le avete gonfiate per farle durà di più, sì però così li mannamo a letto alle dieci e mezza...». Sono simpatiche. Naturalmente, quando si parla di fiction, c'è sempre voglia di dare la tipica mazzata del sì, vabbè ma il cinema è tutta un'altra cosa. Che la Ferilli conferma, citando la classe di Paolo Sorrentino (che l'ha diretta benissimo ne La Grande Bellezza) e il suo stile unico di raccontare. E che la Lisi invece contesta a gran voce: «Se il regista ci sa fare, non c'è differenza col cinema». Il regista Puglielli si gode le dive e annuncia: «Questa storia parla di scelte e coraggio. L'ho voluta raccontare ispirandomi allo stile di Sergio Leone».

Commenti
Ritratto di fritz1996

fritz1996

Mer, 28/08/2013 - 10:40

No, vi prego, l'ennesima storia di "eroi borghesi" in lotta contro la mafia proprio no! E per di più in chiave femminista (la mafia vista come machismo)... aiuto!