«Il Festival di Sanremo non fa vendere i dischi»

Mattia Rossi

Ha provato con l'urbanistica, l'edilizia, il disegno. Ma la sua strada era la musica. Si racconta ad OFF il maestro Peppe Vessicchio

L'Eternit: un dramma. L'amianto ha ucciso, uccide e continuerà a farlo.

«Io sono nato nell'amianto. Mio padre lavorava all'Eternit che aveva fornito ai dipendenti delle abitazioni di favore prossime a Bagnoli. Le case erano interamente ricoperte di amianto. Alla scuola media, nell'ora di Applicazioni tecniche, tagliavo lastre di amianto col seghetto. Una ventina d'anni fa un oncologo mi disse che ero una bomba a orologeria.

Come si è avvicinato alla musica?

In famiglia, grazie a mio fratello. Lo definisco portatore sano di musica. Il suo rapporto passionale con tutto questo fenomeno è stato contagioso. Grazie a lui, in casa, c'erano chitarra, fisarmonica e mandolino e si faceva musica per amici e parenti».

Quando arriva a Sanremo?

«Come direttore d'orchestra nel '90. In realtà misi piede a Sanremo per la prima volta nell'85 quando ancora l'orchestra non c'era e noi arrangiatori seguivamo i cantanti come fiduciari».

Cos'è il Festival di Sanremo nell'epoca dei talent?

«È un programma televisivo: è gestito dalla tv, si parla degli ascolti e di quanto è seguito e basta. Ma è innegabile che musicalmente, negli ultimi dieci anni, Sanremo non ha lasciato nessun segnale forte nel mondo della discografia».

A proposito di talent

«Non è giusto rischiare che i talent depauperino un percorso di formazione che ha reso grande l'Italia quale è l'istruzione attraverso i Conservatori e gli altri istituti preposti. Così il talent: nulla di male, se però non si affida solo a questo il proprio futuro nella musica».

Che potere ha la tv nella formazione degli italiani?

«La prima della Scala con la Butterfly ha registrato ascolti record. La tv di Stato non può passare i programmi colti solo alle 2 di notte La musica classica è impopolare? Sono impopolari anche la danza e il teatro. E il coraggio e le capacità dell'operatore culturale dove sono? Grazie a Confalonieri le domeniche mattina venivano trasmessi i concerti della Scala su Rete 4. Se lo ha fatto una tv commerciale, a maggior ragione dovrebbe farlo la tv di Stato».

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