Il film del weekend: "Annabelle 2 - Creation"

Un convincente viaggio nella casa degli orrori, molto curato nelle soluzioni visive e nella scelta del cast. La perfetta "meccanica dello spavento", però, atterrisce solo in maniera superficiale

L'uscita al cinema di "Annabelle 2 - Creation" di David F. Sandberg va ad alimentare un "universo condiviso" di matrice horror che è la risposta produttiva della Warner Bros a quelli già esistenti e assai redditizi delle pellicole Marvel e DC.

Il film nasce come prequel di "Annabelle", spin-off dell'acclamato "L'evocazione - The Conjuring", che deluse molto in termini qualitativi ma ebbe il merito di fruttare oltre 250 milioni di dollari a fronte di un investimento di circa 6.

Il nuovo capitolo sulla bambola maledetta è senz'altro superiore al precedente per ricerca stilistica, gestione dei tempi e soluzioni visive, oltre ad avere come punto di forza giovani protagoniste molto convincenti. Tuttavia, il film non è molto di più che un tour di raffinata fattura nei cliché dell'horror. Una serie infinita di jumpscare, inanellati con mestiere, spaventa il pubblico grazie all'uso intelligente dei suoni così come di luci e ombre. La padronanza sapiente di tanti elementi tipici del genere crea tensione autentica per tutta la durata del film e non si contano i riferimenti cinematografici a classici del terrore e non solo (come il "Mago di Oz" e "Pinocchio").

Senso di familiarità e mancanza di innovazione vanno di pari passo in quella che è una trama dalle svolte narrative impalpabili.

Siamo in una origin story tipica, ambientata negli Anni 50 in un casolare isolato in aperta campagna, da qualche parte in America. I Mullins (Anthony LaPaglia e Miranda Otto) hanno perduto da dodici anni la loro unica figlioletta, Annabelle, in un tragico incidente, quando decidono di dare ospitalità a una suora (Stephanie Sigman) e a sei ragazzine sfollate da un orfanotrofio. Nella grande casa c'è però una stanza chiusa a chiave, al piano di sopra, in cui finirà per entrare la piccola Janice (Talitha Bateman), una trovatella poliomelitica destinata a liberare presenze oscure.

Non c'è alcun bisogno di Ed e Lorraine Warren, i demonologi protagonisti delle pellicole principali dell'universo cinematografico "The Conjuring", perché le bambine al centro della scena, complici e angeliche, sostengono benissimo il film da sole.
L'unica presenza stonata del cast è la "religiosa col mascara", una Stephanie Sigman che era assai più credibile nel suo precedente ruolo in "007-Spectre".

Gli spazi sono presentati con meticolosità, modulandone l'accesso visivo attraverso un angosciante uso del buio e il fatto che certe situazioni siano assai prevedibili non ne smorza l’effetto.

A tanta cura formale si accompagna però, in vari momenti, approssimazione sul piano logico: a un terzo dalla fine arriva una spiegazione ormai superflua sull'origine della bambola, intuibile dall'inizio o quasi. Ma soprattutto, è risibile che nel film ci sia un demone arginato, talvolta, con una banale pestata sugli artigli o con una porta chiusa a chiavistello, quando poco prima è presentato immune al crocifisso e dotato di teletrasporto.

"Annabelle 2 - Creation" è, in definitiva, un gran bel giro di giostra in una casa stregata ma non lascia il segno: regala un terrore che non vibra mai a fondo, perché nato semplicemente da una meccanica raffinata di confezionamento, e che finisce con lo sfumare via leggero come qualsiasi forma di divertimento momentaneo.