Il film del weekend: "Avengers 2 -Age of Ultron"

I supereroi della Marvel tornano in un calderone di effetti speciali vistosi quanto sterili

"Avengers 2 - Age of Ultron", sequel del successo del 2012 (ben 1.5 miliardi di dollari in tutto il mondo, terzo incasso di sempre), è nei cinema e si avvia a raccogliere al botteghino una cifra consona alle aspettative di chi ha investito ben 250 milioni di dollari nella sua realizzazione. Se il risultato economico è pressoché garantito, la soddisfazione del pubblico di estimatori della multi-saga non appare però così scontata: si tratta di un secondo capitolo fin troppo esuberante, sovraccarico com'è sotto tutti i punti di vista, in cui latitano la freschezza e la spontaneità dell'autoironico predecessore.

La squadra di supereroi composta da Iron Man, Captain America, Thor, l'Incredibile Hulk, Vedova Nera e Occhio di Falco, è oramai rodata ed affiatata quando Tony Stark (Robert Downey Jr.), rispolverando un suo vecchio programma per la sicurezza globale, dà vita ad Ultron, una coscienza artificiale che, sfuggita ad ogni controllo, è decisa ad annientare il genere umano. A dare man forte al villain di turno, i gemelli Pietro e Wanda Maximoff, alias Quicksilver e Scarlet Witch (Elizabeth Olsen e Aaron Taylor-Johnson). Gli Avengers si troveranno di fronte ai propri demoni interiori, ci sarà un avvicinamento sentimentale tra Natasha e Bruce Banner e compariranno nuovi personaggi pronti a dare vita a prossimi cinecomic.

L'ipercinetica avventura collettiva viaggia spedita tra azione, commedia e sci-fi, una commistione di generi che risulta indigesta: la quantità di dati e immagini da far ingurgitare allo spettatore in poco più di due ore è abnorme e, per di più, si presenta servita in maniera piuttosto disordinata. Vengono in sostanza riproposti gli ingredienti della ricetta vincente, ossia della fortunata prima pellicola ma, stavolta, sembrano amalgamati in malo modo forse a causa di una sceneggiatura sbilanciata o, più probabilmente, di tagli scellerati in fase di montaggio. Bisogna dare atto al regista, Joss Whedon, di essersi fatto carico della responsabilità di un progetto titanico, concepito come una scacchiera in cui si muovono troppe pedine cui è attribuita la medesima importanza. L'aver valorizzato ogni singolo personaggio ha finito con l'appesantire il girato, complice anche l'eccessivo numero di combattimenti, alla lunga un po' ripetitivi e sfiancanti nel loro coreografico ma pur sempre chiassosissimo sfoggio di effetti speciali. Siamo in un blockbuster in grado di intrattenere e divertire gli spettatori che si accontentano di immergersi in spettacolarità computerizzata fine a se stessa e annaffiata qua e là di spirito ludico.