Il film del weekend: “Biancaneve e il cacciatore”

Reinventare le fiabe in versione dark è l’ultimo trend di Hollywood e Biancaneve, fatta salva l’iconografia di base,
diventa una tenebrosa eroina

Pur mantenendo il fascino atemporale proprio degli archetipi, i protagonisti delle favole della nostra infanzia sono ora ammantati, al cinema, di una contemporaneità che possa far loro affascinare un pubblico più ampio. Tra horror e dark è la volta, nelle nostre sale, di “Biancaneve e il cacciatore”, rilettura gotica, epica e fantasy della celebre fiaba dei Fratelli Grimm che ha nel film di Rupert Sanders il secondo adattamento dell’anno. Protagonista Kristen Stewart nei panni di una specie di principessa guerriera, Biancaneve, in lotta contro la regina cattiva, Ravenna, impersonata dall’algida Charlize Theron, che, per rimanere eternamente bella, si nutre dell’altrui giovinezza. Dimenticate subito il candore disneyano e lasciate a casa i bambini più piccoli.

Biancaneve è la figlia del Re Magnus che, dopo la morte della Regina Eleanor, decide di sposarsi nuovamente con una bellissima prigioniera, Ravenna, che però lo uccide la prima notte di nozze, si impossessa del regno e lo tiene oppresso grazie a potente magia nera. Biancaneve trascorre l’infanzia imprigionata in una angusta torre fino al giorno in cui, in fuga, si rifugerà nella Foresta Oscura. L’incontro con il cacciatore prima e con i nani poi, permetteranno alla giovane di abbandonare dolcezza e fragilità e di scoprire la propria forza e determinazione, nonché di affrontare la strega cattiva.

Il budget stratosferico, 170 milioni di dollari, appare ben speso perché si tratta davvero di un fantasy estremamente curato e convincente. La divisione tra bene e male è lapalissiana e scandisce tutto quanto il film. E’ la sola certezza assieme alla mela, allo specchio e poco altro di simbolico ed insostituibile. Il resto è più interessato ad essere epico che aderente alla fiaba. Biancaneve diventa una eroina moderna, una Giovanna d’Arco da kolossal, una che si salva da sola e non ha bisogno di un principe che lo faccia per lei. La sceneggiatura sviscera bene le motivazioni e le antiche ferite interiori della Regina Ravenna. La sua lotta senza fine contro il deperimento della bellezza è attuale come non mai. Charlize Theron è, al solito, bravissima ma tende a spendersi troppo e rischia in alcuni punti di scivolare nel caricaturale, mentre la Steward promette bene ma ha un carisma ancora troppo acerbo. Chris Hemsworth, il cacciatore del titolo, fa quel che deve e Sam Spruell, il fratello malvagio della Regina e a lei sottomesso, non delude. Al regista si può solo appuntare la quantità impressionante di citazioni cinematografiche, tipica ingenuità da esordiente.

In linea con la nuova tradizione fantasy hollywoodiana, questo film cattura visivamente come meglio non si potrebbe ma non smuove mai a livello di emozioni profonde se non quando a riempire la scena è la straordinaria Charlize Theron. Nessuna stretta al cuore perché al pieno d’azione non corrisponde il pieno d’emozione. Intrattenimento e coinvolgimento purtroppo hanno un’alchimia sempre più rara al cinema.