Il film del weekend: "Prima di domani"

Un melodramma adolescenziale che usa l'escamotage narrativo della ripetizione temporale e affronta temi come bullismo, stagnazione esistenziale e morte

Tra i film destinati al pubblico adolescente, "Prima di domani" di Ry Russo-Young è una piccola sorpresa. Nato come adattamento del romanzo "E finalmente ti dirò addio" di Laurence Olivier, un bestseller del genere 'young adult', ha il pregio di essere un racconto di formazione che, anziché focalizzarsi sul solito topos dell'amore giovanile, affronta temi impegnativi come quello del bullismo e del disagio esistenziale.

Al centro c'è la dinamica del loop temporale, vista in numerose pellicole dal cult "Ricomincio da capo" in poi, declinata stavolta negli stilemi del teen-drama. Ci sono incursioni nel registro thriller e la vita scolastica è raffigurata come un ibrido tra quella vista in "Tredici" (la celebre serie tv) e quella di "Mean Girls" (commedia politicamente scorretta del 2004).

L'incipit di "Prima di domani" è affidato ad un monologo interiore che ci presenta l'ultimo giorno della vita di Samantha Kingston (Zoey Deutch), studentessa popolare, con un fidanzato ambito e una famiglia invidiabile. È il 12 febbraio, un giorno che termina con un incidente apparentemente mortale. Eppure, la ragazza si risveglia il mattino dopo scoprendo che è quello precedente: è imprigionata in un loop temporale, costretta a rivivere ad oltranza lo stesso giorno. Qualsiasi cosa faccia, il tempo non riprende a scorrere oltre le solite ventiquattro ore, che iniziano e terminano sempre alla stessa maniera.

Il film è ambientato nella cupa Vancouver. Il paesaggio nordico invernale fa da sfondo a quello che è un viaggio verso la consapevolezza e l'età adulta. La protagonista si emancipa a poco a poco dalla visione ristretta di un quotidiano devoto ai pettegolezzi da mensa scolastica e ai diktat per ottenere il consenso sociale.

"Prima di domani" è un coming of age che, dopo aver mostrato la correlazione tra superficialità e cicatrici, indica ai ragazzi che affrancarsi dall'essere complici passivi di malignità gratuite è possibile e necessario. Uscire dai condizionamenti, assumersi le proprie responsabilità e imparare a vivere le situazioni nei panni degli altri, rende liberi. E' questo il senso, non banale, della pellicola.

Intendiamoci, dal punto di vista cinematografico le lacune ci sono: i personaggi hanno una caratterizzazione stereotipata, l'intento educativo è troppo manifesto e la ripetizione delle stesse situazioni, condite ogni volta di modifiche minime, appesantisce il ritmo.

La ridondanza della messa in scena, però, è la metafora di una stagnazione esistenziale che caratterizza anche molte vite adulte, il che rende il film utile ad un target di pubblico assai più ampio di quello di partenza. Perché il consiglio di coltivare la propria empatia, allenarsi al cambio di prospettiva e di stato d'animo, dando a ogni giorno la dignità che meriterebbe se fosse l'ultimo, non conosce età.