Il film del weekend: "Godzilla"

Un disaster movie che segna l'epica rinascita del mostro più famoso del mondo e ne attualizza, con rispetto, l'iconografia

Tra i blockbuster americani più attesi dell'anno, arriva in quasi seicento delle nostre sale "Godzilla" di Gareth Edwards a festeggiare i sessant'anni d'età di quello che, forte di ventotto pellicole a lui dedicate, è forse il mostro più celebre di sempre. Per la gioia delle legioni di fan, questo reboot rende omaggio al titolo originale del 1954 rispettandone lo spirito.

Il film si apre in Giappone nel 1999 e ci mostra uno scienziato (Bryan Cranston) che perde la moglie (Juliette Binoche) durante il devastante crollo di un impianto nucleare. Dopo quindici anni l'uomo è ancora ossessionato da quanto accaduto e deciso a scoprire cosa generò l'incidente. Nonostante il figlio (Aaron Taylor-Johnson) tenti di fargli accettare la versione ufficiale secondo cui si trattò di calamità naturali, lui resta convinto che il governo continui a nascondere qualcosa di mostruoso che, secondo i suoi calcoli, è in procinto di tornare.

Diciamo subito che per tutta la prima ora del film Godzilla non compare e anche in seguito è presente in poche scene seppur in tutta la sua manifesta grandiosità. La scelta di suggerirne continuamente la presenza piuttosto che mostrarne troppo spesso la figura per intero, giova sensibilmente alla percezione di tensione da parte del pubblico. Quando appare, è il mostro che ti aspetti: enorme, rabbioso, dotato di ruggito e di un getto fluorescente e radioattivo. E' forza primordiale allo stato puro e, nonostante gli anni, si dimostra ancora capace di impressionare. Fedele all'iconografia originaria giapponese secondo cui questa creatura atavica compare laddove occorra ripristinare equilibrio nel mondo, Godzilla questa volta combatte contro bestie mutanti, i M.U.T.O, che si cibano di energia nucleare.

Nato nel 1954 per dare corpo alla paura per l’atomica dopo le tragedie di Hiroshima e Nagasaki, nella versione odierna il capostipite dei kaiju è inserito in una vicenda che fa continui riferimenti a disastri contemporanei come lo tsunami del 2004, il disastro nucleare di Fukushima del 2011 e, in alcuni fotogrammi, l'11 settembre del 2001. Nulla di più lontano da quel "giocattolone", non a caso ancora bandito dal Giappone, che fu il film del 1998 firmato da Emmerich in cui il celebre brand fu accostato, per ovvi fini commerciali, ad una specie di dinosauro che vagava senza motivo per New York distruggendola.

Va detto che credibilità e solidità narrativa non sono i punti forti di questa nuova pellicola e che tra conflitti familiari e moniti esistenziali se ne va molta parte del girato. Ad ogni modo, il regista Edwards, (cimentatosi con questa mega-produzione da 160 milioni di budget dopo aver esordito con un film, "Monster", costatone appena 500 mila), dimostra abilità e acume nell'adoperare quanto a sua disposizione e il suo "Godzilla" rende onore non solo alle origini del mito ma anche ai più classici lungometraggi giapponesi degli anni '60 e '70. Peccato soltanto che la parte finale della lotta tra mutanti, punteggiata in maniera prestante dalla colonna sonora di Alexandre Desplat, nella visione in 3d appaia un po' troppo buia. Resta naturalmente un film consigliabile soprattutto agli appassionati di monster movie.

Commenti
Ritratto di Giano

Giano

Ven, 16/05/2014 - 15:05

E' il secondo articolo in tre giorni dedicato a Godzilla. Davvero merita tanta attenzione? Niente di più serio su cui scrivere? "Quando appare, è il mostro che ti aspetti: enorme, rabbioso, dotato di ruggito e di un getto fluorescente e radioattivo. E' forza primordiale allo stato puro e, nonostante gli anni, si dimostra ancora capace di impressionare.". Se un giorno dovessi scrivere cose del genere, comincerei a preoccuparmi del mio stato psicofisico... (anche se dovessero pagarmi molto bene per scrivere queste recensioni. Anzi, a maggior ragione)