Il film del weekend: "Kick Ass 2"

Uno schizofrenico connubio tra cine-comic e teen-movie che alterna violenza realistica e divertimento surreale

Tratto da un fumetto statunitense, il primo episodio di "Kick Ass" nel 2010 sedusse un ampio pubblico grazie all'ironia e all'originalità con cui decostruiva un intero genere di film, raccontando di un nerd appassionato di fumetti che si improvvisa supereroe nel mondo reale avvalendosi solo di buone intenzioni e di una buffa tuta colorata.   
Parte di quell'allure irriverente è andata perduta nel sequel scritto e diretto da Jeff Wadlow e dato alle sale in questi giorni.

Pur aspirando a rendere divertenti i suoi contenuti politicamente scorretti, "Kick Ass 2" ha infatti una corrosività smorzata dalla volontà di raggiungere spettatori di fasce d'età più basse che giovino al box office. Il risultato è un film dal target indefinito in cui turpiloquio ed estrema violenza si alternano a turbamenti adolescenziali, dialoghi infantili e personaggi da cartoon.

Questo secondo capitolo si apre con Mindy, (Chloë Grace Moretz), che promette al suo tutore di appendere tutina e parrucca da Hit-Girl al chiodo e vivere con la massima normalità i suoi quindici anni; Dave, (Aaron Taylor-Johnson), invece non demorde e, vestita nuovamente l'identità di Kick-Ass, si unisce con entusiasmo a una delle tante squadre di vigilantes a lui ispiratesi che oramai pullulano in città, la Justice Forever capitanata dal Colonnello (Jim Carrey). Riguardo a Chris D'Amico (Christopher Mintz-Plasse), ex "Red Mist" reinventatosi grazie ad una mise bondage di pelle nera come "The Motherfucker", la sua sete di vendetta per l'uccisione del padre da parte di Kick Ass è ancora forte e assolda un esercito di delinquenti che metta a ferro e fuoco la città.

La vera protagonista di questo sequel è Hit Girl, interpretata dalla graziosa e carismatica Chloë Grace Moretz, già vista in film di prima grandezza come "Hugo Cabret", "Le paludi della morte" e "Dark Shadows". Alle prese con la cattiveria dei coetanei, la competizione tra ragazze e le prime avvisaglie di cambiamenti ormonali, scoprirà che combattere delinquenti è, al confronto, una passeggiata.  Simpatica la pattuglia di supereroi amatoriali con l'ossessione di voler rendere il mondo un posto migliore; sono i custodi del messaggio del film che è quello di riscattare il dolore trasformandolo in bene.

Aaron Taylor-Johnson nei panni di Kick Ass appare ormai troppo cresciuto e soprattutto muscoloso per fingersi un adolescente emarginato; bisogna però dargli atto che, almeno qui, abbandona l'espressione monolitica di damerino insignificante che aveva nel recente "Anna Karenina".

La commistione di cinema e fumetti è sottolineata da inserimenti grafici lungo tutto il film, quasi a voler alleggerire il realismo di mani mozzate, flutti di vomito e diarrea che compaiono qua e là. Resta comunque imperdonabile la leggerezza con cui si trasforma la scena di un tentativo di stupro in una gag sull'ansia da prestazione.

Il film è crudo e brutale in alcuni punti, ma non è più cinico e irresponsabile di tanti altri titoli. Se si tratti di innocuo divertimento o dell'ennesima irresponsabile glorificazione di un certo tipo di violenza, resta il dubbio inquietante che investe la maggior parte dei prodotti odierni destinati alle nuove generazioni.