Il film del weekend: L’amore dura 3 anni

Una commedia sentimentale francese che tenta di giocare in maniera sofisticata col labirinto delle convinzioni amorose, riuscendoci solo in parte

Frederic Beigbeder esordisce alla regia con l’adattamento cinematografico di uno dei suoi libri più celebri, “L'amore dura tre anni”.

E’ la storia di Marc Maronnier (Gaspard Proust), un trentenne che di giorno fa il critico letterario e la sera il cronista mondano. Dopo tre anni di matrimonio viene lasciato dalla moglie per uno scrittore di successo e così, per elaborare il lutto amoroso, dà alle stampe sotto pseudonimo un manoscritto dal titolo “L’amore dura tre anni” destinato a diventare, di lì a poco, un grande successo editoriale. Nel frattempo il caso gli fa incontrare, al funerale della nonna, la moglie del cugino, Alice (Louise Burgoin), bellissima e dall’eccentrica vitalità. E’ colpo di fulmine. Ma la storia viene compromessa proprio quando si scopre che è Marc ad aver firmato il best-seller misogino dell’anno.

Quella appena uscita nelle sale è sicuramente una commedia gradevole che vorrebbe rifarsi in parte alla tradizione romantica francese ma che in alcuni punti sembra invece una “pieraccionata” d’oltralpe.

Racconta di quanto siano totalmente inaffidabili le teorie in campo amoroso e lo fa con molte speculazioni, volutamente colte alcune e di basso livello altre, mischiando il tutto a citazioni di Bukowski e Shakespeare. Nonostante la retorica di fondo, le riflessioni sono sempre ben condite d’ironia e perciò il mosaico di opinioni rappresentate è godibile e mai pesante.

Il film gioca a mostrare l’andamento caleidoscopico delle convinzioni amorose al mutare degli eventi. Mette bene in scena che quando l’amore è in circolo è inutile cercare paradigmi e risposte, perché sarebbe farlo nei confronti di quanto di più instabile e in continuo divenire al mondo.

Sono molte le soluzioni visive particolari che la regia impiega per tradurre in immagini le frasi estrapolate dal libro; sono stratagemmi felici, come quello di un montaggio che accorpa brevi situazioni in sequenza tra loro in maniera rapida, così da mantenere frizzante e vivace il ritmo della pellicola.

Tra tradimenti e bugie, si disquisisce all’infinito su un tema, l’amore, che qui è rappresentato come una potente cotta adolescenziale e questa superficialità è forse il limite del film.

Il punto di forza sono i protagonisti, che oscillano tra disincanto cinico ed entusiasmo fanciullesco strappando al pubblico diversi sorrisi. Ottimi anche i comprimari, su tutti l’editrice del protagonista interpretata da una convincente Valerie Lemercier.

Per essere l’opera prima di uno scrittore riciclatosi regista, è un prodotto più che accettabile. Una brezza fresca di novantotto minuti su un tema caldo e irrisolto nei secoli.