Il film del weekend: "Lights Out - Terrore nel buio"

Un horror che è un'opera prima semplice e low-budget ma di grande efficacia

David F. Sandberg è un giovane regista svedese che debutta nel lungometraggio con un film a basso budget, "Ligths out", ispirato all'omonimo corto che lo portò nel 2013 a vincere numerosi premi. Ad oggi, quell'elaborato di appena due minuti e mezzo di durata vanta oltre dodici milioni di visualizzazioni su Youtube mentre la sua versione di ottantaquattro minuti, appena uscita nei cinema italiani, ha già superato i sessanta milioni di dollari d'incasso oltreoceano a fronte di un investimento di quattro.

Si tratta di un'opera prima di un certo interesse, un horror realizzato come si faceva un tempo ossia in modo totalmente artigianale.

La trama è scarna e la storia non è certo quanto di più originale visto negli ultimi tempi, eppure "Lights out" funziona laddove più conta visto il genere cui appartiene: le sequenze horror, che spaventano a dovere.

Rebecca (Teresa Palmer) riceve la richiesta d'aiuto del fratellino Martin (Gabriel Bateman), turbato da quanto sta avvenendo nella casa di famiglia dove vive con la madre, Sophia (Maria Bello), affetta da disturbi psichici. Il fatto è che ogni notte si presenta una misteriosa entità che aveva già atterrito la stessa Rebecca, quando era bambina, e che l'aveva spinta ad andarsene non appena cresciuta. La mostruosa creatura, che si manifesta in ogni angolo buio e in ogni occasione in cui vi sia assenza di luce, sembra essere tornata con un solo scopo: avere Sophie tutta per sé, a qualsiasi costo.

Poco importa che i dialoghi siano poveri, gli effetti speciali un po' a buon mercato e si peschi a piene mani tra i cliché tradizionali del genere horror, perché la tensione non ne risente e la buona recitazione degli interpreti garantisce empatia con il pubblico in sala e ne va ad amplificare il terrore. Soprattutto Maria Bello si dimostra attrice intensa e credibile, mentre la giovane Teresa Palmer, la protagonista, ha un volto angelico che fa da continuo scorcio di paradiso all'inferno. E' riuscito anche il personaggio di Diana, l'oscura presenza che si avvicina non appena si spegne la luce: le scene in cui compare sono le migliori del film.

Insomma, nonostante non ci sia nulla di più inflazionato che fare leva sull'atavica paura del buio, "Lights out" è un esordio convincente. Saranno state utili le preziose indicazioni di un maestro come James Wan, il regista dei due campioni d'incasso della saga "The conjuring", che qui compare come produttore.