Il film del weekend: "Ma ma - Tutto andrà bene"

Un cancer movie incentrato su una donna che è una fonte irradiante amore, forza e positività. Coinvolgente, anche se in maniera ricattatoria, e con protagonista Penelope Cruz

Quando un film non fa nulla per nascondere il proprio impianto sdolcinato e strappalacrime finisce col far sentire lo spettatore un po' ricattato emotivamente e quindi non può dirsi riuscito fino in fondo. Eppure la visione di "Ma ma - Tutto andrà bene", al netto di questa riflessione, è consigliabile per una serie di motivi, sebbene non prettamente cinematografici. Prima di tutto la figura su cui è incentrato il film è un modello positivo da cui molte persone potrebbero trarre forza e ispirazione, e poi si esce dalla sala davvero più consapevoli di quanto sia importante monitorare la propria salute attraverso controlli regolari anche in giovane età (guarda la videorecensione).

Magda (Penelope Cruz) è un'insegnante di quarant'anni rimasta senza lavoro a causa della crisi e lasciata dal marito Raúl (Alex Brendemühl), un professore di filosofia, per una studentessa. Il suo ginecologo, Julian (Asier Etxeandia), le ha appena diagnosticato un tumore al seno quando la donna conosce Arturo (Luis Tosar), che ha perso la figlia in un incidente d'auto e la cui moglie è in coma. Tra i due nasce un sentimento, per la gioia del figlioletto decenne di Magda, Dani (Teo Planell), giovanissima promessa del calcio: Arturo è, infatti, un talent-scout del Real Madrid. Ma la guerra che il destino sembra aver dichiarato all'incorruttibile positività di Magda è purtroppo solo all'inizio.

Penelope Cruz è coinvolta nella pellicola sia in veste di protagonista sia di produttrice e non avrebbe potuto trovare vetrina migliore per mettere in mostra il proprio talento recitativo: il film poggia quasi del tutto sulla sua interpretazione. L'attrice si cala con estrema generosità nei panni di una donna che ha fatto dell'umorismo e della genuinità le sue caratteristiche e che non rinuncia a irradiare serenità, saggezza e gioia anche nell'estrema difficoltà. Il punto è che il personaggio funziona finché a muoverlo è il suo singolare imperativo morale di cercare qualcosa di positivo nel dolore, ma poi, al precipitare del dramma, fa una scelta di difficile condivisione. La santificazione che viene fatta di Magda nella prima parte del film, ritraendone la vitalità indomita e la capacità di convivere con coraggio e a sorriso aperto con la sofferenza, subisce una battuta d'arresto nel momento in cui, di fronte alla diagnosi che non le lascia più scampo, l'ammalata prepara a tavolino il destino di chi ha intorno. La circostanza è ampiamente citata nel trailer del film: Magda resta incinta per lasciare un dono al nuovo compagno e al figlio, ma anche con la segreta speranza che quella nuova vita che cresce dentro di lei possa curarla. La donna, in preda a un disperato intento manipolatorio, sta cercando, attraverso la piccola nascitura, di rinsaldare la rete di affetti attorno al figlio Dani. La bontà della decisione non è mai messa in discussione e il regista continua a rendere omaggio alla sua beniamina in tutti i modi possibili, fin troppo barocchi talvolta, a costo di sacrificare la credibilità di alcuni personaggi di contorno come quello del medico.

Si è immersi in una quantità di pathos che porta senz'altro a partecipare alla vicenda e a commuoversi moltissimo per quanto visto sullo schermo ma, a livello cinematografico, guardando all'opera in sé, non si può dire che ci troviamo di fronte ad un capolavoro. Tra i punti deboli: il tono troppo spesso onirico, le caratterizzazioni artificiose in quanto molto stilizzate e archetipiche, le modalità talvolta eccessivamente ilari con cui si intende stemperare i toni sofferti.

Ciò detto, gli alti valori morali di cui è disseminata questa storia sulla vita, sull'amore e sulla maternità rendono il film un viaggio umanamente utile.