Il film del weekend: "Moglie e marito"

Una commedia romantica e piacevole che non brilla certo per originalità ma i cui punti forti sono il cast indovinato, la leggerezza e il "retrogusto terapeutico"

Sono quarant'anni che al cinema viene sfruttato il soggetto alla base del film "Moglie e Marito", opera prima di Simone Godano. Le pellicole sullo scambio di personalità, perché è di questo che stiamo parlando, nascono soprattutto oltreoceano: da "Tutto accadde un venerdì" del 1976, passando per "Quel pazzo venerdì" per arrivare al recente "Una vita da gatto", ci sono state variazioni sul tema di ogni tipo. Questa versione nostrana, "Moglie e marito", poteva finire con l'essere un puzzle di situazioni già viste e nient'altro, invece, sorprende per freschezza e piacevolezza (guarda il video).

Andrea e Sofia (Pierfrancesco Favino e Kasia Smutniak), dopo dieci anni di matrimonio e due figli, si trovano ora alle soglie del divorzio. Non comunicano più, assorbiti come sono dalle rispettive carriere: lui è un geniale neurochirurgo, lei una conduttrice televisiva in ascesa. In una delle ultime sere destinate a essere trascorse insieme, Sofia cede controvoglia alle insistenze di Andrea e si presta come cavia al test di un macchinario scientifico da lui ideato. Il disastro è in agguato: complice una tazza di thè rovesciata, avviene un cortocircuito a causa del quale i due si ritrovano l'uno con la mente nel corpo dell'altra. Se, da un lato, tentare di affrontare la vita quotidiana nei panni del coniuge porterà conseguenze professionali e familiari disastrose, dall'altro obbligherà Andrea e Sofia a sforzarsi di ritrovare la complicità perduta.

Nonostante la premessa surreale, "Moglie e Marito" esplora le dinamiche di coppia in maniera piuttosto realistica e con una prospettiva diversa dal solito. Mettersi nei panni dell'altro, in un simile contesto, non significa soltanto sperimentare come l'empatia sia la soluzione in grado di appianare ogni distanza, ma anche sviluppare nuovi schemi di femminilità e mascolinità, lontani da quelli stereotipati. Siamo in una commedia all'insegna del disimpegno e della leggerezza, tesa ad arrivare a quanto più pubblico possibile, ma che ha anche momenti meditativi, ora amarognoli, ora teneri, che fanno la differenza: vari sono i cenni alla genitorialità, alla fluidità dei generi e così via. C'è inoltre un prezioso invito a superare etichette e pregiudizi, indicando esplicitamente quanto l'amore e il desiderio abbiano a che vedere non con l'unione di due corpi ma con una sintonia più profonda. A tal proposito, sarebbe riduttivo cogliere soltanto uno sketch nella scena del rapporto sessuale a parti invertite.

Fiore all'occhiello della pellicola è senz'altro il cast: Pierfrancesco Favino e Kasia Smutniak riescono nell'impresa di essere sempre credibili nonostante la trama. Se un appunto va fatto è all'interpretazione che Favino fa di Sofia: le mossette e i sussulti funzionano a livello comico ma danno l'idea di un'iper-femminilità che il personaggio, in versione Smutniak, prima dello scambio, non aveva. Menzione speciale a Valerio Aprea, irresistibile come spalla, nei panni del collega scettico e sessista di Andrea.

In definitiva "Moglie e Marito" diverte, semina spunti di riflessione e regala qualche consiglio utile alla sopravvivenza di coppia. Ma soprattutto ci ricorda che, in generale, finché c'è empatia c'è speranza.

Commenti
Ritratto di Giano

Giano

Lun, 17/04/2017 - 13:23

(2) Siamo nell’era della contraffazione. Così siamo passati dagli originali alle copie. Da Sordi e Gassman a Favino e Rocco Papaleo, da Caruso a Bocelli, da Totò a Vincenzo Salemme, dai padri ai “figli di…”. E’ il trionfo del succedaneo. Come passare dal caviale Almas alle uova di lompo del discount. C’è chi si accontenta.