Il film del weekend: "Nella casa"

Una pellicola arguta, ​​provocatoria e raffinata che, tra suspense alla Hitchcock e dialoghi alla Woody Allen, regala divertimento e riflessione.

"Nella casa" è un film che indaga i piaceri e i pericoli del processo artistico, la seduzione delle parole e il loro potere manipolatorio, sottintendendo che ciò che ha potenziale creativo ha in sé anche pari potenziale distruttivo. Fa inoltre riflettere sulla curiosità malsana nei confronti delle vite degli altri che è insita nella natura umana.

Il prolifico Francois Ozon, (regista di quattordici film in quattordici anni), supera se stesso mischiando in modo originale intrattenimento intellettuale e atmosfere thriller. Liberamente tratto dalla commedia teatrale "Il ragazzo dell’ultimo banco" di Juan Mayorga, "Nella casa" illumina ammissioni scomode come quella che talvolta la finzione sia preferibile alla realtà e costituisca un gradito rifugio, una fuga da fermo; fa inoltre un ritratto lucido e un po' satirico delle piccole crepe delle famiglie della classe media, sia borghese sia progressista.

Germain (Fabrice Luchini) insegna letteratura in una scuola secondaria di periferia. E' un docente vecchio stile, con un passato da scrittore fallito e un presente da annoiato correttore di compiti di studenti ignoranti. Un giorno però si imbatte nel tema di Claude (Ernst Umhauer), un sedicenne talentuoso quanto insolito che termina ogni suo componimento con la chiosa "continua". Trovarsi innanzi a qualcuno con un indubbio dono per la scrittura restituisce a Germain l'entusiasmo perduto per il suo lavoro. Claude scrive con un sarcasmo seducente ma il problema è che lo fa sempre e soltanto di un unico inquietante argomento: la sua intrusione subdola, ambigua e anomala nella casa e nella famiglia del suo compagno di classe, Rapha Artole (Bastien Ughetto). Sia Germain che sua moglie Jeanne (Kristin Scott Thomas), gallerista d'arte contemporanea, leggendo i temi settimanali di Claude, si lasciano a poco a poco trascinare in una sorta di voyerismo buffo, diventando dipendenti dalla lettura di queste osservazioni sul privato di estranei.

Quando narrazione e meta-narrazione iniziano a confondersi, tra insegnante e alunno non si tratta più soltanto di educazione letteraria e la situazione, inevitabilmente, degenera: Germain si troverà presto a oltrepassare i propri limiti etici mettendo a serio rischio il suo lavoro e il suo matrimonio.

Questo film è quasi un'indagine sulle forme di seduzione. Claude, ragazzo disagiato della classe operaia, è attratto dalla perfetta famiglia borghese; Germain e sua moglie, intrappolati in un matrimonio stanco e arido, lo sono dall'avvincente cronaca dell'intimità altrui; gli spettatori, che lo vogliano o meno, si trovano avviluppati in qualcosa che li diverte, incuriosisce e terrorizza allo stesso tempo.

Il volto grazioso e lo sguardo sornione del giovane protagonista, l'esordiente Ernst Umhauer, (in verità ventunenne), restano impressi. La recitazione di tutti quanti è superba; la scrittura è impreziosita di battute sofisticate e dialoghi taglienti. Il punteggio musicale assai sinistro di Philippe Rombi fa il resto. E' raro trovarsi rapiti da un umorismo cupo così cerebralmente stimolante.