Il film del weekend: "Nessuno si salva da solo"

I coniugi Castellitto e Mazzantini danno alle sale la "cronaca di un disamore" interpretata da Riccardo Scamarcio e Jasmine Trinca

Sergio Castellitto sceglie di cimentarsi ancora una volta con la trasposizione cinematografica di un libro della moglie, Margaret Mazzantini. Il film "Nessuno si salva da solo" conserva il titolo del romanzo ed è un'opera che potrebbe definirsi il ritratto sentimentale di una generazione, tale è la sua aderenza al vero e la capacità di creare immedesimazione in un determinato target di pubblico: la storia raccontata assomiglia, infatti, a quella di moltissime persone. Delia (Jasmine Trinca) e Gaetano (Riccardo Scamarcio) sono due giovani separati che si danno appuntamento una sera in un ristorante per discutere dell'organizzazione delle vacanze estive dei loro due figli piccoli. Lei è una biologa nutrizionista con un passato doloroso legato a disturbi alimentari, lui un belloccio di periferia che non è mai decollato come scrittore. Nel corso dell'incontro si trovano a ripercorrere col ricordo le tappe fondamentali della loro storia d'amore, a confrontarsi in maniera aspra e rancorosa, a rinfacciarsi di tutto ma anche a cercare di individuare in maniera nostalgica in quale momento la passione si sia trasformata in odio e l'amore in disprezzo.

La pellicola scruta le diverse stagioni di un sentimento che nasce impetuoso, carnale e pieno di incanto e finisce poi preda di disillusione e rabbia. L'analisi di questo dramma di coppia è sicuramente caustica ed efficace; l'empatia scatta ma, proprio per questo, la visione, alla lunga, si fa pesante da sostenere e non bastano alcuni momenti improntati alla commedia a stemperare certe ombrosità. Nei lunghi flashback che compongono il film, i due interpreti principali non si risparmiano sotto nessun punto di vista: danno luogo a scene sessualmente esplicite e la loro recitazione è sempre molto esibita (matura quella di Scamarcio, a volte inutilmente urlata quella della Trinca). I verbosi scontri tra i due ex coniugi appaiono un po' ripetitivi e monotoni e alcuni personaggi secondari, come i genitori sessantottini di Gaetano, sono fastidiosamente stereotipati. A dare corpo all'assioma del titolo, la presenza al ristorante di una coppia di persone avanti con l'età ma ancora affiatate e innamorate che, a un certo punto, interagisce con quella costituita da Delia e Gaetano, "folgorandola" in modo a dir poco semplicistico. Tutto concorre a suggerire che sia sempre utile scavare tra le macerie di un rapporto perché può comunque esserci qualcosa da salvare. In controtendenza rispetto allo spirito gravoso respirato durante buona parte del film, arriva un finale, sulle note de “La sera dei miracoli” di Lucio Dalla, che permette al pubblico di affrancarsi dalla sala col cuore meno appesantito.