Il film del weekend: "Noi 4"

Una commedia che, nel ritrarre la giornata frenetica di una famiglia moderna, trasuda toccante verosimiglianza e positività

Attualizzando Tolstoj, potremmo dire che tutte le famiglie felici si assomigliano, ma ogni famiglia disfunzionale è disfunzionale a modo suo. Quella protagonista di "Noi 4", il nuovo film di Francesco Bruni, è di sicuro la più credibile vista al cinema in tempi recenti. Dopo aver deliziato critica e pubblico con "Scialla!", la sua opera d'esordio, il celebre sceneggiatore torna alla regia esplorando stavolta non un rapporto padre-figlio quanto le dinamiche di quattro persone legate da un affetto tenace che sopravvive nonostante la felicità condivisa sia un ricordo lontano. Lara (Kseniya Rappoport) ed Ettore (Fabrizio Gifuni) sono infatti due coniugi separati. Lei, ingegnere russo supervisore dei lavori alla metropolitana di Roma, è una madre a dir poco apprensiva e con un crescente disagio legato all'invecchiamento. Lui, come in ogni coppia polarizzata che si rispetti, è invece il suo opposto, un artista squattrinato che ha fatto dell'inaffidabilità una sorta di religione e indossa perennemente un sorriso tra l'infantile e il cialtrone. La figlia maggiore, la ventenne Emma (Lucrezia Guidone) è un'aspirante attrice, irrequieta e idealista, occupante del Teatro Valle e in conclamato conflitto con la madre rea di aver cacciato di casa il marito. Infine, a completare il quartetto, è il tredicenne Giacomo, (Francesco Bracci Testasecca), ragazzino timido e saggio, segretamente innamorato di una compagna di scuola d'origine cinese. La pellicola li segue nella frenesia di una Roma assolata in un giorno speciale, quello in cui il piccolo di casa deve affrontare l'esame di terza media che, per un imprevisto, viene posticipato al tardo pomeriggio. Nonostante il cambiamento di orario, i suoi famigliari faranno di tutto per essere presenti. Nel frattempo li vedremo incontrarsi per la città, di volta in volta a coppie diversamente assortite, pronti a svelare dettagli personali attraverso la loro interazione. Un lavoro certosino di sceneggiatura ha permesso che questi personaggi, credibili e veri, appaiano dinamici seppure emotivamente in stallo. Ci sono scene come quella del chirurgo plastico, dai dialoghi perfetti; altre, come quella del bagno al lago, altrettanto efficaci, giocate meno sulle parole e più su luce e fisicità. Bisogna ammettere che la verosimiglianza di quanto ritratto, sulle prime, lasci sconcertati, perché non siamo più abituati a osservare su schermo qualcosa che faccia della plausibilità una vocazione, essendo il nostro cinema sempre più incline a percorrere le scorciatoie emotive della comicità o della tragedia. Il fatto è che "Noi 4" è un'opera fatta di sfumature, che rivela sottovoce la sua universalità. Ognuno dei protagonisti è preso da impegni e ostaggio di paure ma ha anche un anelito, una nostalgia dei tempi felici in cui si sentiva invincibile perché parte di un crogiolo d'affetti. La scoperta, alla fine della giornata, sarà che certi legami, anche apparentemente sfilacciati, sono in realtà tenaci e in grado di riaffiorare rigogliosi non appena si offra loro l'occasione o il giusto atteggiamento mentale. A volte basta gettare via qualche strato di rabbia, rancore e disillusione, per vedere che sotto scorre ancora amore. Perché di famiglie spezzate ce ne sono tante ma, sembra dirci un film come questo, di legami affettivi sommersi e imperituri ce ne sono forse altrettanti.