Il film del weekend: "La notte del giudizio"

Uscita di mezz'estate per un thriller di media qualità ma dall'incipit carico di spunti di riflessione etici e politici

La macchina produttiva hollywoodiana ha messo in piedi l'ennesimo thriller violento e a basso costo, traendone lauti guadagni: 63 milioni di dollari di incasso finora nei soli States a fronte di un budget di 3. Stavolta però non si tratta di un film che vede nell'estetizzazione della violenza una forma di intrattenimento fine a se stesso; "La notte del giudizio", (titolo originario "The Purge", lo sfogo), ha uno spunto originale che lo rende sulle prime un interessante esperimento di critica culturale all'attuale diffusione delle armi; peccato che le riflessioni etiche e politiche restino inespresse per dar spazio alle solite scene di lotta per la sopravvivenza, stavolta peraltro carenti di suspense e con qualche cliché horror di troppo.

Il regista e sceneggiatore James DeMonaco ci proietta nell'America del 2022, un paese che ha quasi del tutto sconfitto problemi come la povertà e la criminalità grazie all'esistenza di uno Sfogo Annuale: dodici ore, (dalle sette di sera del primo giorno di primavera alle sette del mattino successivo), in cui ogni tipo di reato non è perseguibile penalmente e in cui Polizia e ospedali non prestano soccorso. In pratica chi non può permettersi sistemi di difesa avanzati finisce ucciso e, grazie a questa sorta di pulizia etnica legalizzata, viene così a ridursi il peso sociale delle fasce deboli. James Sandin (Etan Howke), arricchitosi vendendo dispositivi di sicurezza ai vicini di casa nel suo agiato quartiere, si appresta a trascorrere la notte dello Sfogo come ogni anno, barricandosi cioè in casa con la moglie Mary (Lena Headey) e i loro due figli, l'adolescente Zoey (Adelaide Kane) e il più piccolo Charlie (Burkholder Max). Proprio quest'ultimo però crea una serie di eventi inattesi nel momento in cui, pur essendo già scattato il coprifuoco, dà rifugio a un giovane di colore in fuga disperata da inseguitori che, una volta raggiuntolo, metteranno a repentaglio la sopravvivenza dell'intera famiglia Sandin.

Buone le interpretazioni dei protagonisti adulti, in particolare del leader della banda di psicopatici alto borghesi, un Rhys Wakefield che ricorda blandamente il Joker di Heath Ledger; è un killer in cravatta, carismatico grazie a una commistione tra depravata spietatezza e retorica gentilezza d'altri tempi, che percepisce se stesso come un patriota.

A differenza di molti altri film simili, questo non cede all'uso indiscriminato di scene sanguinarie o almeno le contestualizza come davvero funzionali alla sceneggiatura. La famiglia protagonista lotta tra i propri principi morali e i comportamenti criminali richiesti dalla situazione d'emergenza e sa interrogarsi su quanto si stia disumanizzando.

Nonostante l'esposizione ripetuta a un immaginario violento, nella vita come al cinema, condizioni gradualmente fino a condurre a percepire ogni tipo di brutalità come normale e accettabile, "La notte del giudizio" ha il merito di costituire una sorta di discorso auto-referenziale in cui il cinema violento sembra prendere coscienza di sé e suggerire al pubblico, in primis a quello americano, di rimodellare i propri valori finché è in tempo.