Il film del weekend: "Oblivion"

Il nuovo film con Tom Cruise protagonista è visivamente intrigante e tecnicamente spettacolare, ma ha un'identità poco definita e pecca di troppo citazionismo

"Oblivion", forte dei suoi centoventi milioni di dollari di budget, è un affresco di fantascienza post-apocalittica che riempie gli occhi ma resta prigioniero della sua spettacolarità. Fin dal prologo si è invasi da una moltitudine di informazioni in cui è necessario imparare in fretta ad orientarsi. Si susseguono scene di grande impatto visivo che colpiscono piacevolmente ma che, alla lunga, generano nello spettatore un calo di attenzione che lo rende impreparato quando, verso la fine del film, gli è chiesto improvvisamente un coinvolgimento meno passivo e che attivi piani di comprensione più profondi.

Anno 2077. La Terra è oramai abbandonata e in rovina; ha subito anni prima un'invasione da parte di alieni che sono stati respinti solo grazie all'impiego di armi nucleari che hanno però compromesso inesorabilmente l'abitabilità del pianeta. Gli umani superstiti vivono ora su Titano. Sono rimasti soltanto in due a vigilare sulla superficie terrestre: Jack Harper (Tom Cruise) e Victoria (Andrea Riseborough) con il compito di curare l'efficienza di una flotta di droni custodi delle trivelle idrogeologiche che forniscono energia alle colonie di superstiti con cui i due si ricongiungeranno presto. Jack però fa sogni ricorrenti su di una donna misteriosa (Olga Kurylenko) cui si trova di lì a poco a salvare la vita nella realtà. Incontrarla cambia la sua percezione di tutto quello in cui ha creduto fino a quel momento. "Oblivion", seconda volta alla regia per Joseph Kosinski, ha ambientazioni superbe: rovine planetarie intervallate da deserti, panorami mozzafiato e la scenografica Skytower dei due protagonisti, ossia un appartamento ipertecnologico che affaccia sulle nuvole e dotato di una piscina che appare sospesa nel cielo. In molti momenti sembra invece di rivivere "Top Gun", con Tom Cruise invecchiato di pochissimo da quel lontano 1986: stesse espressioni, stessi occhiali, stesse corse in moto e piroette aeree; solo che stavolta, anziché pilotare un caccia, guida un veicolo futuristico denominato Bubbleship. Le scene d'azione richiamano quelle di celebri videogiochi e, viste su schermo IMAX, sono davvero impressionanti. Oltre ai combattimenti fracassoni, però, c'è anche una sorta di viaggio interiore nella mente del protagonista, nella sua confusione sugli eventi, (che è la stessa provata a un certo punto dallo spettatore) e, soprattutto verso la fine, si fanno largo alcune ambizioni filosofiche.

Tom Cruise è in scena quasi tutto il tempo e spesso da solo, reggendo l'intero peso del film. Un peccato che invece Morgan Freeman, nei panni di una sorta di Morfeus di "Matrix", appaia pochissimo.

Un così grande budget poteva servire forse a un progetto dall'identità più originale e definita anziché a un saccheggio, per quanto tecnicamente di grande pregio, di altre pellicole come "2001: Odissea nello spazio", "Wall- E", "Il pianeta delle scimmie", "Total Recall" e "The day after tomorrow" solo per citarne alcune. Per gli appassionati di fantascienza la visione di "Oblivion" sarà in sostanza un continuo déjà vu.