Il film del weekend: "Paulette"

Irriverente e irresistibile commedia francese che ritrae con uno humor anticonvenzionale temi delicati come quello della condizione della terza età ai tempi della crisi

Campione d’incassi in Francia, il film di Jerome Enrico porta in scena problemi reali e drammatici di strettissima attualità legati al momento d'incertezza economica globale, ma lo fa seppellendone l'amarezza sotto grandi quantità di feroce e spassosa ironia.

Paulette è un'anziana linguacciuta e livorosa che vive in condizione di povertà e disagio sociale nella periferia degradata e multietnica di Parigi; la sua unica fonte di sostentamento è un'esigua pensione. Una sera, osservando loschi movimenti fuori dal fatiscente casermone in cui abita, le viene in mente di darsi a un'attività di quartiere assai redditizia: lo spaccio di cannabis. Forte del fatto di avere sempre avuto un grande fiuto per gli affari, nonostante qualche esilarante disavventura da neofita, riesce presto a imporsi sul mercato come "Nonna Spinello". L'affermazione lavorativa la porterà piano piano al disgelo emotivo e a riscoprire la propria affettività.

In questa commedia ritmata e politicamente scorretta si ride delle miserie contemporanee e si indica nella riscoperta delle proprie potenzialità la via per una personale riconciliazione col mondo e con la vita. Certo, viene usato a fini comici il paradosso di far intraprendere alla protagonista la scorciatoia dell'illegalità, ma la schiettezza diseducativa di superficie non deve impedire di scorgere il rimando ad un più riflessivo e profondo invito: quello ad un indomito ottimismo.

Il film riprende un fatto di cronaca più che ispirarsi al fortunato "L'erba di Grace", commedia anglosassone dall'incipit simile. A farne un riuscito esperimento di comicità sono la sceneggiatura vivace e le prove attoriali davvero buone. Lo spasimante dirimpettaio, il genero poliziotto, le amiche curiose ed entusiaste neanche fossero bambine, sono i degni comprimari dell'energica Paulette, una Bernadette Lafont credibilissima nelle vesti dell'anziana indurita dalle frustrazioni ma che grazie a combattività e voglia di riscatto individua nella propria originalità la salvezza. Lo spettatore è testimone dell'evoluzione morale e dell'addolcimento graduale di questa signora che nulla può trattenere dal riscoprire piano piano il palpito dell'esistenza attraverso intensità, dolcezza, gioia, avventura e crescita.

E' sempre prezioso un film che oltre a far ridere di gusto ricordi quanto l'apertura e l'accettazione del cambiamento conducano ad esperienze e sentimenti nuovi, permettendo di mantenersi in perenne divenire.

 

Il regista sembra suggerire che, appurato che la società ha fallito una delle sue più grandi sfide ossia quella di garantire agli anziani una dignitosa qualità della vita, c'è bisogno che ognuno si rimbocchi le maniche, accantonando autoisolamento e passività e buttandosi nella progettazione di un presente attivo, se non altro dal punto di vista emozionale, che renda protagonisti e responsabili del proprio benessere per tutto il tempo che resta da vivere. Lodevole come messaggio nascosto tra le risa, ed anche utopistico; non a caso il finale pecca un po' di fiabesco. Ad ogni modo, da vedere.