Il film del weekend: "Power Rangers"

Lo storico format viene attualizzato in un blockbuster con anima da teen movie, qualche scorcio horror e un finale action all'insegna degli effetti speciali

Siamo nell'epoca dei reboot e dei remake, perciò non stupisce che tra le uscite cinematografiche di questa settimana dotate di maggior numero di sale ci siano i "Power Rangers" che, negli Anni 90, non solo rappresentarono un appuntamento fisso pomeridiano per tanti bambini, ma divennero un vero fenomeno culturale. Diciamo subito che il film odierno non è più adatto al target di riferimento dell'originaria serie tv, ma tagliato su misura per il pubblico degli adolescenti. Il lungometraggio si apre con un breve prologo, ambientato in epoca preistorica, che mostra la disfatta di una prima squadra di Rangers e del loro leader, Zordon (Bryan Cranston), sotto i colpi della traditrice Rita Repulsa (Elizabeth Banks), ex Green Ranger corrotta dalla sete di potere. Dopo di che l'azione si sposta ai giorni nostri, nella cittadina di Angel Grove, quando cinque ragazzi problematici si trovano tutti, per una fortuita coincidenza, nei pressi di una cava in cui fanno un'incredibile ritrovamento: cinque monete colorate in grado di donare loro superpoteri. Scopriranno ben presto di essere destinati a diventare dei Power Rangers e che la malvagia Rita si è appena risvegliata.

I protagonisti della pellicola, studenti della classica high school americana con problemi legati al processo di crescita, sono alla ricerca di una propria identità personale e di gruppo. Il loro è un quintetto variegato non solo dal punto di vista etnico: oltre ad un atleta caduto in disgrazia, ad una vittima di bullismo (con un passato da bulla) e ad un giovane che accudisce la madre ammalata, ci sono una ragazza incerta sulle proprie preferenze sessuali e un genio con sfumature di autismo. La presenza di elementi gay-friendly e l'idea di un supereroe disabile non servono tanto a rinfrescare e attualizzare un brand datato, ma a qualcosa di ben più importante: a incoraggiare l'immedesimazione di ragazzi in qualche modo disadattati e condurli a capire, attraverso l'esperienza del film, che gli "svantaggiati", se fanno squadra, non solo possono farcela ma possono fare la differenza e, addirittura, prendere in custodia il futuro stesso della comunità.

Per i primi due terzi "Power Rangers" è un viaggio introspettivo nel disagio adolescenziale interrotto soltanto da qualche venatura horror. La presentazione dei personaggi rende il ritmo un po' stagnante perché è riflessiva e priva della vena scanzonata che caratterizzava le puntate televisive. Solo quando le parole amicizia, fiducia, squadra e sacrificio acquistano consistenza divenendo valori palpabili e non parole retoriche, il registro cambia e il film si fa spaccone e trash, come gradito forse dai fan storici. Il finale è action, a livelli fracassoni e goliardici. Naturalmente prevede uno scontro tra i nostri eroi e un mostro gigantesco, in palio la salvezza della cittadina di Angel Grove e, in prospettiva, come da tradizione, del pianeta. Appare incomprensibile, in questa fase, aver privato lo spettatore della vista del momento cult degli episodi Anni 90: l'assemblaggio tra loro degli Zord, gli "alleati" animal-robotici dei Power Rangers. A parte ciò, la rilettura appare in sostanza piuttosto fedele e giustamente aggiornata agli stilemi degli odierni blockbuster, ivi compresa la presenza di una scena dopo i titoli di coda.