Finanza e omicidi: le mani dei boss strangolano Milano

Arriva su Canale 5 la fiction che racconta il radicamento della 'ndrangheta, tra appalti e traffici, nelle regioni del Nord

Lo skyline di Milano sotto gli occhi, dall'alto del trentanovesimo piano del nuovo Palazzo della Regione. La città si estende a perdita d'occhio e lascia senza parole. È da qui che Mediaset ha deciso di raccontare - insieme ai suoi protagonisti, il produttore di Taodue Pietro Valsecchi, il regista Alessandro Angelini, lo sceneggiatore Claudio Fava e alcuni interpreti, tra cui Simona Cavallari e Giuseppe Zeno - l'approdo da domani in prima serata per sei puntate su Canale 5 della fiction Le mani dentro la città. E certo non è un caso che le prime immagini di questo racconto televisivo, mostrate in anteprima alla stampa, partano proprio da un panorama simile: un elicottero sorvola la metropoli e un boss calabrese a bordo, gli occhi illuminati di cupidigia - è il Carmine Marruso interpretato da Andrea Tidona - sibila tre terribili parole: «Ci prendiamo tutto».

Storia a forti tinte noir incentrata sulla presenza della 'ndrangheta calabrese nella Lombardia di oggi, la fiction studiata per tre anni e realizzata da Valsecchi propone una materia che scotta. E che già dal titolo ammette una predilezione: «Il riferimento è al quasi omonimo Le mani sulla città di Francesco Rosi - spiega il produttore - Il cambio di preposizione, da “sulla” a “dentro”, fa capire quanto il pericolo delle mafie si stia incistando anche al nord. C'è poi una dichiarata ammirazione per il cinema civile anni '70, che è quello con cui io personalmente sono cresciuto. Certo, il film di Rosi è un'opera meravigliosa, senza tempo». Mentre questa è una fiction «raccontata per piacere a uno spettatore di Bolzano come di Palermo, e che rientra negli stilemi del genere».

La storia vede come centro gravitazionale una famiglia di origini calabresi da decenni trapiantata a Milano, i Marruso, che - coperti da un'impresa di ristorazione e dalla gestione di una discoteca - esercitano un potere criminale fatto di traffico di droga, estorsione, appalti edilizi, tresche con poliziotti corrotti. Una piovra che, con il ricatto e la violenza, estende i propri tentacoli partendo da Trebbiate, un immaginaria cittadina brianzola (la Brianza torna nel mirino dopo il film di Paolo Virzì Il capitale umano, nuove polemiche in vista, ndr) e che punta alla grande Milano. Partendo dall'omicidio di una ragazza abituale frequentatrice della discoteca dei Marruso, la battaglia tra legalità e clan Marruso va in scena grazie a un manipolo di eroi guidati da due poliziotti, la commissaria (rispettiamo la declinazione «di genere»...) Viola Mantovani (Simona Cavallari) e l'ispettore della Buoncostume Michele Benevento (Giuseppe Zeno, che con la Cavallari, nei panni di criminale, aveva lavorato in Squadra Antimafia - Palermo Oggi 3), un calabrese che con i Marruso ha un tragico conto in sospeso, che esula dalla professione e dal senso di giustizia. La particolarità dei Marruso è che sono sì una famiglia legata alle proprie radici sudiste ma, allo stesso tempo, annoverano nelle proprie file membri di seconda e terza generazione cresciuti al nord, dotati quindi di accento lombardo.

«La particolarità dei Marruso è anche questa: - spiega lo sceneggiatore Claudio Fava - sono il simbolo di un potere che, oggi, è economico prima ancora che criminale, che non punta più ad arricchirsi ma a investire il denaro nato dal sangue. È il potere che ha cuore antico e pensieri moderni, che sa uccidere, come fa un figlio di Carmine, Pinuccio (Marco Rossetti) e che studia finanza a Londra, come fa l'altro figlio Fulvio (Giulio Beranek)». «Il tentativo di questa fiction - spiega ancora Valsecchi - è quello di raccontare una realtà affrontata spesso con troppa superficialità. Qualche anno fa un prefetto parlò di Milano come città operosa lontana dalla mafia, pochi giorni dopo partì l'Operazione Infinito, che scoperchiò il pentolone milanese». Quanto al suo nuovo ruolo da eroe anti-mafia, Giuseppe Zeno - che fu il camorrista O' Malese nella fiction di Canale 5 Il clan dei camorristi (sempre prodotta da Taodue) - ammette: «Poco tempo fa giunsi nella mia Napoli per uno spettacolo teatrale e fui colpito dall'accoglienza da divo concessami della gente. Tutto nasceva dal mio ruolo di camorrista in quella fiction: purtroppo il male ha sempre un suo fascino. Io sono cresciuto tra Napoli e Vibo Valentia, in Calabria, e sento questa maggiore responsabilità nel vestire i ruoli. Ora, con il ruolo dell'ispettore Benevento, cambio radicalmente fronte».

Commenti

pimask.11

Gio, 13/03/2014 - 09:59

Basta vi prego non se ne può più di queste terronate. Il 90% delle fiction tratta questo argomento. E' solo pubblicità per questi spregevoli personaggi che hanno ridotto l'Italia in queste condizioni. Alla fine sotto sotto c'è sempre un pò d'ammirazione per questi "uomini d'onore".

mar75

Gio, 13/03/2014 - 11:28

Avete avvisato Maroni? Blues188 come la prenderà? Scriverà la solita storia contro il sud mafioso e corrotto e il nord candido come la neve?

pimask.11

Gio, 13/03/2014 - 13:53

Sarà anche vero che anche il Nord è mafioso e corrotto ma i protagonisti di questo sono sempre meridionali o figli di immigrati dal meridione. La gente del Nord non sarà immmacolata ma sicuramente è ancora lontana da questi.