Le foccaccine Esselunga non giocano nel torneo pop

Ma guai a chiamarlo rap. Il pezzo musicale Le focaccine dell'Esselunga è un divertissement, un giochetto goliardico come ce ne sono stati a centinaia negli ultimi decenni, tutti registrati o cantati per amici e tra amici. Un tema che magari è un divertente tormentone all'interno della compagnia, il clima estivo, la voglia di divertirsi e, oplà!, arriva il motivetto giusto per riempire una serata.

Invece, grazie ai social network, questi due minuti e 22 secondi intasati di effettistica (la voce è ricomposta dall'autotune, il software che renderebbe intonato anche me) e spalmati dentro un arrangiamento «trap» sta diventando un piccolo tormentone trash. Giusto per la cronaca, ieri su YouTube aveva già 150mila visualizzazioni (solo del lyric video, mica del video ufficiale comunque già annunciato in arrivo) ed era al numero uno della classifica Viral 50 di Spotify, che non certifica i più ascoltati ma quelli che si diffondono con più rapidità.

Virali, appunto. Più di Guè Pequeno o Thegiornalisti, che invece sono molto più ascoltati. Però basta ascoltare il testo per rendersi conto che si tratta di un gioco di grana grossa che talvolta, come nel verso «quanto sono untose solo dio lo sa», richiama il più volatile surrealismo pop di Elio e Le Storie Tese. In pratica è l'elogio delle focaccine dell'Esselunga. Ebbene sì. L'autore le scopre grazie alla mamma e poi, nonostante siano unte «il giusto che ti facciano sentire il gusto», se ne innamora al punto che «chissenefrega del DomPero» (lo champagne Dom Perignon nello slang adolescenziale). Tutto qui.

Secondo qualche beninformato, l'autore del brano, un tale Oel, sarebbe in realtà Leo, il figlio di Claudio Cecchetto. Potrebbe essere, perché no. Però gioca in un altro campionato. Quello dei video virali. Dei giochi. Delle battute. Non in quello delle canzoni. E non certo perché il testo sia, diciamo così, piuttosto basic per non dire peggio: in fondo se ne ascoltano ancora più sconsolanti persino tra quelli di autori ben più celebrati. Ma perché non è una canzone, non ne ha né il Dna né l'intenzione. Perciò divertiamoci, scherziamoci, magari proviamo pure le benedette «focaccine untose» e chissà se Esselunga ringrazierà oppure chiederà i danni. Ma lasciamo perdere il pop, il rap e tutto ciò che ha a che fare con la musica o con quello che vagamente le somiglia. Questa è un'altra cosa e abbiate pazienza se, in questa sconclusionata euforia da social, i numeri dei clic sembrano misurare anche la qualità.