Il folk piange Pete Seeger il poeta dei deboli che abiurò il comunismo

È morto a 94 anni l'ultimo grande cantore popolare. Tra i suoi brani l'inno pacifista We Shall Overcome

È morto ieri a 94 anni Pete Seeger, insieme a Woody Guthrie il padre della musica popolare americana. Ha inciso un centinaio di dischi e cantato le sue ballate fino all'ultimo. Vagabondo per vocazione, è stato un simbolo del pacifismo e della non violenza. Nel 2013 ha inciso un doppio cd con i migliori pezzi di Woody Guthrie.

Lo scorso settembre si è esibito al Farm Aid, il Festival benefico in favore dei contadini americani, facendo da chioccia ai vari Willie Nelson, Neil Youg, John Mellencamp. E, passati i 90 anni, aveva aderito vivacemente al movimento Occupy Wall Street, in prima fila a cantare a squarciagola sfregando il suo banjo a Columbus Circle, nella sua New York. Non ha mollato fino ad oggi Pete Seeger, il bardo della musica folk americana, scomparso a 94 anni in un ospedale di New York per «cause naturali», come ha dichiarato il nipote. L'anno scorso se n'era andata la moglie Toshi-Aline Õta, sposata nel 1943, che Pete considerava la sua maggior fonte di ispirazione.
Con Seeger scompare l'ultima grande figura del folk del Novecento; lui e Woody Guthrie sono le grandi querce del moderno folk americano. Guthrie ci ha lasciato nel 1967 consumato dalla Corea di Huntington, Seeger ne ha continuato l'opera cantando la protesta, lanciando le sue invettive per i diritti dei deboli, per un mondo più giusto, contro l'inquinamento, il nucleare, «il denaro che compra tutto e stravolge le regole naturali», come amava dire. Attivista d'altri tempi, custode della tradizione ma sempre un passo più avanti degli altri, Seeger non ha mai ceduto alle lusinghe del successo e ha sempre cantato tra la gente e per la gente. Anche quando guidò i Weavers (uno dei gruppi folk più celebrati della storia con hit come On Top of Old Smokey, la cover di Leadbelly Goodnight Irene e l'inno di origine africana Wimoweh ) non perse mai di vista il suo ruolo di tedoforo della tradizione popolare, tanto che nel 2007 dichiarò al Giornale: «Non è che disprezzi il successo. Con i Weavers cantavamo brani impegnati che volavano in testa alle classifiche. Ma la mia indole mi ha sempre portato a lottare per una società migliore; ho suonato per i minatori in sciopero, per i contadini, ho preso treni merci al volo con Woody Guthrie, la mia vita è ed è stata un'avventura». Seeger s'innamorò della musica popolare grazie al padre, noto etnomusicologo, che lo presentò ad un altro importante studioso come Alan Lomax (scopritore del mitico bluesman Leadbelly), e lo portò a esibirsi in un programma radiofonico accanto a leggende del blues come Josh White. Musicista itinerante e vagabondo («hobo» come si chiamavano allora quelli che consumavano le scarpe caracollando da uno stato all'altro in cerca di lavoro) fu anche fondatore di un altro gruppo seminale come gli Almanac Singers, che poi partorirono i Weavers.
Iscritto al partito comunista e definito «l'usignolo di Stalin», fu perseguitato dal maccartismo, censurato, spiato e boicottato spietatamente ma non s'è mai dato per vinto. Continuò a punzecchiare il sistema e la sua rielaborazione del vecchio inno We Shall Overcome divenne il simbolo delle battaglie pacifiste, così come Where All the Flowers Gone e Waist Deep in the Big Muddy, citata da mille rocker e uno dei primi inni contro la guerra in Vietnam o ancora If I Had a Hammer, poi massacrata da Rita Pavone come Datemi un martello. È stato un esempio per decine di cantautori come Bob Dylan, Joan Baez, Bruce Springsteen che gli ha dedicato l'intero album e la tournée Seeger Sessions. Seeger li amava come figli e di loro diceva: «La profondità di ciò che dicono è indiscutibile ma io non li definirei folksinger, perché il folk è musica antica e anonima che risale alle notre origini». Negli ultimi anni Seeger, pur rimanendo sempre dalla parte dei deboli, ha abiurato il partito comunista e scritto un brano su Stalin che dice: «poteva far ripartire la razza umana, invece l'ha riportata indietro nello stesso orrendo posto». In proposito ha dichiarato: «Vorrei un mondo senza miliardari ma non tornerei mai nel partito comunista».