La folle odissea di "Louie Louie" il brano più indagato di sempre

È morto Jack Ely che cantò la versione sotto accusa dell'Fbi per presunte oscenità. L'inchiesta finì nel nulla. Ma dal '63 è diventato un "classico" interpretato da tutti

Povero Jack Ely, rockstar a sua insaputa. È morto l'altro giorno a 71 anni e rimane il protagonista del primo grande equivoco del rock'n'roll: ha cantato la peggior versione di Louie Louie ma l'ha trasformata in un super classico che in oltre mezzo secolo hanno omaggiato quasi tutti. Una storia incredibile che però è il paradigma di che cosa sia stato il rock'n'roll, ossia la calamita e l'amplificatore dei peggiori sospetti possibili. Dunque, lui cantava in un gruppetto di Portland nell'Oregon, i The Kingsmen, che ad aprile del 1963 si trovano a incidere in una sola seduta la versione rock'n'roll di una semisconosciuta ballata di un altrettanto (allora) sconosciuto Richard Berry. Una registrazione scomposta, con la voce troppo lontana dal microfono, un testo biascicato stile liceale in un allegro dopocena e l'attacco fuori tempo dell'assolo di chitarra. Però in pochi mesi questa canzone diventò un successo: a gennaio del 1964 era al secondo posto della classifica di Billboard grazie a due componenti spesso decisive per un successo: la pubblicità negativa e il bigottismo.

Il più importante deejay di Boston inserì il brano nel suo programma non a caso intitolato The worst record of the week , il peggior disco della settimana. E poi il testo era talmente farfugliato ed incomprensibile che chiunque poteva interpretarlo come voleva. Una ragazza dell'Indiana disse alla madre che, ascoltandolo a velocità rallentata, conteneva versi osceni. Apriti cielo. Mentre il governatore dell'Indiana inorridiva vietandone vendita e trasmissioni radio, i ragazzi si scatenarono a far circolare versioni del testo totalmente inventate ma assai pruriginose, zeppe di «fuck» e in un caso anche vicine all'apologia dell'orgia. Figurarsi. Una lettera indignata arrivò il 7 febbraio 1964 addirittura a Bob Kennedy allora procuratore generale degli Stati Uniti e quindi l'Fbi iniziò a indagare sul serio, ma sul niente, per la gioia dell'ossessionato direttore John Edgar Hoover che cercava oscenità da censurare anche tra le pagine del Vangelo. Risultato: trentun mesi (dicesi 31) di indagini per arrivare a un fascicolo di 119 pagine che si concludeva con l'ammissione di non essere stati «capaci di interpretare nessuna delle parole del testo». Zero. Tempo perso. Ma nel frattempo il grande equivoco del rock'n'roll era ormai inarrestabile e Louie Louie , ossia l'innocuo brano che parla di un marinaio giamaicano al ritorno a casa dalla sua amata, è diventato uno dei più eseguiti della storia. Oltre millecinquecento versioni diverse. Cover registrate o suonate, tra gli altri, da Frank Zappa e Ike & Tina Turner, Patti Smith, Barry White, Iggy Pop, gli idoli punk Black Flag, gli Smashing Pumpkins, i Grateful Dead e David Bowie. Nel 1972 la cantarono dal vivo persino i Led Zeppelin. Nel 1978 toccò a Lou Reed. La suonarono anche i Motorhead e i Clash. E persino John Belushi la volle inserire nella colonna sonora del film cult Animal House . Pensate che una radio universitaria di Los Altos Hills in California ha trasmesso Louie Louie per 63 ore consecutive senza mai mettere in onda la stessa versione più di una volta. Un caso più unico che raro.

In poche parole, quegli accordi sgraziati ed essenziali suonati con un'energia da garage band (ossia primitiva) si sono guadagnati senza volerlo un ruolo decisivo. Jim Jarmush l'ha utilizzata per i titoli di coda del film Coffee and cigarettes , Michael Moore ha voluto la versione di Iggy Pop per Capitalism - A love story e giusto un anno fa Bruce Springsteen l'ha suonata dal vivo con la E Street Band a Charlotte, negli Stati Uniti. Il tutto mentre il povero Jack Ely assisteva senza potere neppure godersi i frutti della gloria. Quel brano è ormai patrimonio comune ed è soprattutto firmato da Richard Berry, morto nel 1997. Come sempre, i diritti economici sono stati dispersi e dissipati in tante beghe legali fino al 1990 ed è stata una battaglia che Jack Ely ha seguito da lontano, se l'avrà seguita. Lui è stato la scintilla involontaria di un incendio gigantesco che, sostanzialmente, ha bruciato soltanto lui, cantante allo sbaraglio che un giorno di aprile del 1963 è entrato nella storia senza nemmeno accorgersene.