Ford Coupè 1932: e il cuore dei ragazzi di American Graffiti si tinse di giallo

All'inizio era un orrore e sembrava una caffettiera a quattro ruote ma negli anni '40 aveva trasportato l'auto nel futuro. Da regina dell'epoca di guerra a simbolo di una generazione dall'innocenza perduta

All'inizio non era gialla ma grigia con i paraurti rossi e non era una gran bellezza. George Lucas la portò in officina e le rifece completamente il look, da femmina fatale dell'epoca di guerra a nonnina colorata negli anni della nostalgia e del disincanto. La Ford Coupè 32, soprannominata «Douce», appena nata sembrava una caffettiera a quattro ruote, ma ha cambiato la storia della Ford. Era la macchina da strada perfetta, almeno per le strade degli anni Quaranta, aveva un motore più potente, una carrozzeria più leggera, l'auto giusta per entrare nel futuro. John Milner, cioè Paul Le Mat, la presentò alle nuove generazioni, colorata di un giallo abbagliante, targata «THX 138», omaggio al primo film di Lucas THX 1138, l'uomo che fuggì dal futuro. Fu un successo mai visto: costò un milione e mezzo di dollari del 1973 e incassò 200 milioni.

Il massimo con il minimo. Per i quarant'anni del film John Van-Werkhoven decise di ricreare le due principali auto di «America Graffiti», la Ford Coupè 32, appunto, e la Chevrolet nera del '55, guidata da Harrison Ford. Per farlo, ha acquisito tutte le fotografie delle vetture originali che mostrano i più intimi dettagli della «Yellow» e li ha riprodotti con cura maniacale. Quando le due auto sono state esposte al BC Custom Car Show a Abbotsford nella scorsa primavera è stato un trionfo. «John ha fatto un lavoro fantastico. Queste auto sono molto meglio di quelle che hanno recitato il film» ha sospirato Paul Le Mat. Era accanto alle vetture a firmare autografi con le altre stelle di «American Graffiti», Candy Clark e Bo Hopkins. Pensare che finito il film fu messa in vendita ma nessuno la volle. Oggi appartiene a Rick Figari, collezionista di San Francisco. La porta in giro per mostre, gli hanno offerto anche un milione di dollari per comprargliela «ma per me non ha prezzo» dice. La rivedremo ancora in giro di sicuro, mescolata ai suoi cloni low cost. See you later, alligator...