Frammenti di solitudine firmati da un non-filosofo

Andrea Caterini

Più che un filosofo («la filosofia è noiosa . Non amo un pensiero privo di accento personale. Preferisco una divagazione ad un ragionamento sostenuto», ha dichiarato in un'intervista), Emil Cioran (nato in Romania nel 1911 e morto in Francia nel 1995) era un pensatore che scriveva. In lui il pensiero si autoalimenta al punto da risultare sempre a un momento dall'incendiarsi, fino alla deformazione, o a un'estasi stilistica: uno stile e un pensiero che diventeranno anche una «maniera», quasi Cioran fosse arrivato a imitare se stesso.

Si direbbe che i suoi saggi siano scritti d'istinto. Ma quello che ci sembra istinto è invece una materia incandescente. Proprio per questa sua probabilità di incendiarsi (e incenerirsi), egli dichiara una morte filosofica. Questo non significa che una filosofia dopo di lui sia impossibile. È il suo pensiero a porsi alla fine del tempo. O più che del tempo, della storia del mondo e dell'uomo, e non è un caso che la sua meditazione non ha né desidera eredi. Scrivendo, egli pare sempre vivere un'apocalisse, cioè il giorno in cui la verità né la si celebra né la si cerca più, perché è già accaduta, sta accadendo, come fosse ormai un'immagine che sopravvive a ogni condizione umana.

Arrivato a Parigi dalla Romania con una borsa di studio nel 1937, adottò per i suoi libri la lingua francese a 37 anni. Ma si possono ancora leggere suoi scritti nella lingua madre (si pensi al libro d'esordio, Al culmine della disperazione, scritto a 21 anni, del quale diceva contenesse già tutto il pensiero che poi solidificherà successivamente). Da oggi in libreria, per la prima volta in Italia tradotto e curato per Voland da Cristina Fantechi, il Breviario dei vinti II (di cui anticipiamo un estratto in questa pagina). Si tratta di 70 frammenti inediti che Cioran non fece in tempo a rivedere per la stampa ma che lasciò su cento fogli manoscritti. I primi 70 frammenti del Breviario (composti tra il 1940 e il '44) vennero pubblicati prima in Romania nel 1991, poi in Francia per Gallimard (sotto la revisione dell'autore) due anni dopo. Nel Breviario troviamo, oltre alle pagine tesissime sul destino della Romania, già tutto il ragionamento di Cioran, il suo compiersi inesorabile come una calamità, la sua disperata visione della fine, la certezza della solitudine dell'uomo, per il quale non smette mai, come disse di lui Guido Ceronetti, di provare un sentimento misericordioso.

Commenti

joecivitanova

Gio, 21/07/2016 - 14:08

..ehm, non vedo l'estratto; forse, dopo che è stato..estratto, il 'vincitore' ha ritirato subito il premio..mah..!! 0 0 g.