"Freddie resta inimitabile Ma i Queen sono ancora una bella macchina rock"

Il chitarrista è in tour in Italia con Kerry Ellis e tornerà a giugno con la band: «Le band sono morte? Lo dicevano anche negli anni '60»

Brian May sembra sempre qui ma in realtà non c'è: lui vola alto, troppo etereo, troppo puro per rimanere nelle regole della comunicazione. Signore e signori: lui è il re della Regina, l'ultimo Queen ancora davvero fedele alla monarchia più rock di sempre. Ed è tra i pochi che ancora parlino con la chitarra, la sua Red Special sulla quale l'editore Tsunami ha addirittura pubblicato un libro completo (acquisto consigliato a chiunque ami la chitarra in generale). E poi, oltre all'astrofisica, tutto il resto gli scivola via con lieta indifferenza. Ieri, ad esempio, ha incontrato la stampa nel bel mezzo del suo tour con Kerry Ellis (domani saranno al Parco della Musica di Roma) e ha svolazzato a modo suo da Buddy Guy fino ad Einstein passando per Bowie e, ci mancherebbe, sua altezza Freddie Mercury che se ne è andato 25 anni fa ma sembra ieri.

Però, caro Brian May, ormai si è diviso in due: suona con la brava Kerry Ellis e poi gira con i Queen con Adam labert alla voce, così giovane da esser nato nell'anno in cui avete pubblicato Hot Space (1982).

«Beh sono due cose distanti ma complementari. Quello con i Queen di Freddie Mercury è stato un viaggio fantastico. Nessuno può dire di essere un grande chitarrista se non si confronta con grandi voci: io l'ho fatto con quella di Freddie, quella di Roger Daltrey e ora con Adam e Kerry».

Lei arriva da un'epoca nella quale i grandi chitarristi spesso «si bastavano» da soli.

«Poi si scopre che non c'è solo il virtuosismo. C'è soprattutto la canzone».

Oggi quali sono i suoi eroi?

«Gli stessi di quando ho iniziato. Il primo è stato Buddy Holly, poi Jeff Beck, Eric Clapton: sono ancora loro i chitarristi che mi piacciono di più».

Che cosa è cambiato da venticinque anni a questa parte?

«È bello scoprire di essere ancora nei grandi Queen e di non essere soltanto legati all'immenso Freddie Mercury».

Ad esempio?

«Con i Queen sul palco dobbiamo per forza eseguire i nostri enormi successi per non mancare di rispetto al pubblico. Ma con Kerry Ellis ho un repertorio che mescola i Beatles con gli Everly Brothers o Barbra Streisand fino a brani dei Queen molto meno conosciuti ma egualmente importanti. Ad esempio Life is real che non è un brano da rockstar ma è difficile da eseguire e Freddie la amava moltissimo».

Qualcuno si chiede dove vada a finire il rock.

«Il rock è qui per rimanere. Già nei '60 dicevano che sarebbe morto presto».

Però oggi non si sente molto bene.

«Sono gli artisti a sentirsi poco bene perché fanno fatica a vivere di musica. Tanti pensano che non meritino di essere pagati, sembra che per loro questo diritto non esista più. E poi ormai non si lavora più per costruire carriere durature nella musica».

Voi avete aiutato Adam Lambert a crearsi un futuro.

«Era ad American Idol negli Usa e ha cantato brani dei Queen così bene che la gente mi diceva: dovete lavorare con lui! Sul palco è un leader naturale e tutti insieme ci divertiamo».

Il divertimento è un filo conduttore dei Queen e anche le vostre collaborazioni sono nate con questo spirito. Come quella con David Bowie proprio nell'album Hot space.

«Già Under pressure...».

I due cantanti di quel duetto non ci sono più.

«E io neppure sapevo che David stesse così male. Oddio Roger (Taylor, il batterista dei Queen - ndr) ha sempre avuto con lui un rapporto molto più continuativo. Io meno. E difatti poco tempo fa ho suonato vicino a casa sua e gli ho pure mandato un sms per invitarlo al concerto. Non ho ricevuto risposta e pensavo semplicemente non ne avesse voglia. Invece era già molto malato».

Ma com'era in sala d'incisione?

«Un creatore insolito. Aveva abilità strategiche e sapeva coordinare tutti benissimo».

Invece lei sembra molto più istintivo. Eppure è un astrofisico che ha persino collaborato con la Nasa per la missione sopra Plutone della sonda New Horizons.

«Sì ma l'astrofisica non ha mai influenzato tanto la mia musica. Corre parallela e insegna a capire quando l'uomo sia minuscolo rispetto al cosmo ma abbia nel suo cervello abbia un grande potere. Guardate Einstein: la scoperta delle onde gravitazionali, sulla quale all'inizio ero scettico, conferma a quale altezza possa salire la mente di un uomo».