Arriva nelle sale French Connection di Cédric Jimenez

Un solido poliziesco che evoca fatti di cronaca nella Marsiglia di metà anni '70. Con due protagonisti di altissimo livello

È nelle sale un film, "French Connection" di Cédric Jimenez, che sembra rifarsi al capolavoro di William Friedkin, "Il braccio violento della legge" ("The French Connection" il titolo originale), raccontando il medesimo commercio di stupefacenti dal punto di vista francese anziché americano. Nel 1975, il giovane giudice Pierre Michel (Jean Dujardin) è inviato nella Francia del Sud per sgominare il traffico mondiale di eroina gestito dalla "French Connection", malavita marsigliese che ha in Gaetan Zampa (Gilles Lellouche) il proprio padrino. Tra i due sarà uno scontro a distanza che avrà pesanti conseguenze anche nella loro vita privata. Il film sembra resuscitare un genere tipico degli anni Cinquanta/Settanta in Francia, il polar, con cui si indicavano storie poliziesche dai toni noir. Il regista si ispira a fatti di cronaca ma li rivisita mischiandoli a ricordi personali perché la sua famiglia gestiva un locale notturno nella Marsiglia dell'epoca. A trainare la pellicola è il duello, soprattutto psicologico, tra due uomini di grande determinazione e carisma che si confrontano su lati opposti della barricata: l'uno incarna la giustizia più idealista, l'altro il crimine più efferato.

Entrambi allergici alla prudenza e inquieti, arrivano a un confronto diretto in un unico momento del girato, ambientato su una scogliera a picco sul mare. Non si tratta di una scena madre ma di un'occasione per rendere ancora più evidente il rapporto speculare che lega questi due mariti e padri, perché è così che il film ce li mostra la metà del tempo, votati a percorrere strade inconciliabili. Il personaggio interpretato da Jean Dujardin non è animato solo da senso di giustizia, ma anche da demoni interiori: nella sua ossessionata caccia al crimine, sembra tornare alla passata dipendenza dal gioco, avendo messo però sul tavolo la vita stessa. Il suo antagonista, cui dà corpo e volto Gilles Lellouche, ha a libro paga politici ed esponenti delle forze dell'ordine ma, a un certo punto, rischia grosso non tanto per certe alleanze quanto per le lotte intestine tra amici trafficanti. Siamo di fronte ad un'opera attraente, elegante ed equilibrata. La ricostruzione storica è apprezzabile e la direzione, sostanzialmente tradizionale, presenta echi alla Scorsese. Il punto di forza risiede nei grandi attori protagonisti, tra l'altro somiglianti fisicamente agli individui reali che sono stati chiamati a impersonare; il loro talento, unito al fascino latino che ambedue possiedono, riempie lo schermo e rende trascurabile la presenza di qualche cliché di troppo. Che la caratterizzazione della criminalità sia oltremodo convenzionale, dopotutto, in un film di stampo così classico, sembra cosa voluta. Nonostante un montaggio sapientemente ritmato, è un peccato che la pellicola risulti appesantita da qualche lungaggine, soprattutto verso la fine.