Fuori Tono

Il «suoniamolo strano», parafrasando la battuta di verdoniana memoria (chi non ricorda il film Viaggio di nozze?), colpisce ancora. L'ultima impresa della ipotetica serie «trovate musicali e concerti nei luoghi più improbabili» il recital del pianista sospeso a quindici metri da terra per festeggiare la kermesse di Sanremo, al secolo Paolo Zanella fa tornare alla mente di tutto e di più. L'obiettivo finale è sempre e comunque la musica, ma si entra nel mondo delle modalità di proporre la musica che cambiano. E sorprendono. A volte per puro show, a volte per esplorare maniere diverse di ascoltare, a volte perché il suono deve andare a braccetto con altri generi, vedi l'elettronica con le costruzioni multimediali o le sonorizzazioni di pellicole mute e in bianco nero (un esempio Nosferatu del 1922 il 18 febbraio al Rondinella di Sesto San Giovanni coi Soul Takers e le sorelle Badalini. Con una celesta giocattolo). Ma partiamo dal principio. Dalle orchestre di ghiaccio agli ortaggi. Della prima è rimasto memorabile il live in Lapponia, al lancio di un genere tutto suo, l' «ice music»; il secondo ensemble ha avuto la genialata di fare musica usando come strumenti porri, zucche e peperoni. E provare per credere, il risultato è sorprendente e saporoso. A parte il direttore d'orchestra in jeans e i concerti fatti in cisterne vuote, il viaggio «suoniamolo strano» porta anche alla composizione. C'è chi scrive per la fase Rem. Per chi cerca disperatamente di prendere sonno. Max Richter ha vergato un brano che dura otto ore, si intitola Sleep. L'obiettivo è far dormire.