Il futuro? È la faccia triste (e povera) dell'America

Il nuovo romanzo distopico di Lionel Shriver

Gli Stati Uniti sono al collasso economico e sociale. Il dollaro, svalutato come i Buoni del Tesoro, è stato sostituito dal nuovo conio del «bancor», moneta creata da Russia e Cina (diventata la prima potenza mondiale), mentre l'Europa si è disgregata e ogni nazione è tornata alla moneta nazionale. Per le strade di un'America post-apocalittica, sia ambientale che economica, vagano milioni di profughi in vestiti «griffati», unico ricordo di un American dream da decenni svalutato in nome dell'apparenza. Cercano di emigrare clandestinamente oltre frontiera alla ricerca del benessere di un Messico ricchissimo ma che ha eretto un muro ai confini per impedire l'immigrazione. È questo lo scenario che la scrittrice americana Lionel Shriver descrive ne I Mandible. Una famiglia 2029-2047 (66thand2nd, trad. di Emilia Benghi, pagg. 496, euro 20). Un romanzo che, come tutte le distopie, racconta quel che potrebbe succedere nel peggiore dei mondi possibili.

Al centro una famiglia ridotta dalla middle-class ad uno stato di povertà che ha reso schiavi tutti gli abitanti degli Usa. Razionamento dell'acqua e dei cibi, ricchezze requisite da un perenne Stato di Polizia, i wasp ridotti a etnia di minoranza dopo il fallimento della presidenza di Chelsea Clinton, primogenita di Bill, e dopo l'insediamento alla Casa Bianca di Alvarado, primo Presidente straniero, messicano, eletto dai latinos che rappresentano ormai la maggior parte della popolazione. La famiglia Mandible - i cui risparmi si sono polverizzati per il crollo dei mercati- si ritrova a vivere in un tugurio di Brooklyn: senza prospettive di lavoro (il lavoro è stato in pochi anni soppiantato dai robot), se non quello di tornare nei campi.

Lionel Shriver - autrice tradotta in 25 lingue, in Italia in libreria per Piemme con Dobbiamo parlare di Kevin e Tutta un'altra vita, finalista del National Book Award nel 2010 - è molto abile nel descrivere degli scenari politici e sociali che anche nella realtà potrebbero essere vicini, ma soprattutto si distingue, come nei romanzi precedenti, per la sua credibilità nel raccontarci il fallimento del «patto sociale». E la sua è soprattutto la condanna, pur sottesa da una continua ironia, di un paese come l'America (metafora di tutti noi) che da decenni «ha acceso il condizionatore con le finestre aperte».