Gabriella Galt, piccoli omicidi tra amici (e conoscenti)

Eleonora Barbieri

Gabriella Galt è uno pseudonimo. «Una misura prudenziale... Sa, si tratta di omicidi». La signora, 57 anni, nata a Catanzaro ma palermitana d'origine (lo pseudonimo è «un gioco, perché nella famiglia di mio padre c'era uno scrittore, Luigi Natòli, che l'aveva usato, quindi era già pronto»), vive a Roma ed è qui, nella capitale, che ha trovato ispirazione per il suo libro: Piccoli pensieri omicidi, una raccolta di racconti di quotidiana follia assassina (Corbaccio, pagg. 112, euro 10) che prende di mira chiunque possa incrociare la sua strada provocando irritazione, nervosismo, fastidio. Lei, spiega, è «una che la fa corta», quindi la forma è breve: ma il tasso omicida spesso è alto, visto che in alcuni racconti ammazza più persone (in un impeto di spending review aziendale, per dire, fa fuori cinquanta colleghi). Il lavoro, certo, «si presta» alle ispirazioni omicide: «Ora lavoro in un istituto di ricerca, mi occupo di tematiche legate al mercato del lavoro, della femminilità, della parità. Ma per tanti anni sono stata anche libera professionista. Insomma ho una conoscenza varia dell'ambiente. E poi le amiche mi raccontano le loro storie, mi dicono: Io ne avrei di grossi. Certo poi qualcuno teme la parte pratica, attuativa». Per non parlare dell'ispirazione che arriva dai mezzi pubblici: «Giro in bus per Roma e trovo spunti quotidiani. Anche durante i pranzi capto delle idee... Quello che conta sono i tipi umani che descrivo, l'omicidio è inessenziale».

I Piccoli pensieri omicidi sono nati durante un laboratorio di scrittura di Carola Susani, grazie a una esercitazione su Delitti esemplari di Max Aub: «Ho visto che i miei racconti facevano ridere, così ho continuato. Ho trovato il mio loculo». I tipi più odiosi che abbia «eliminato»? «Difficile dire, è una bella panoramica. Non ci ho pensato, visto che li ammazzo tutti. Però ciascuno a suo modo merita di fare quella fine, dalla vegana a chi usa certi modi di dire tipo ti dico la verità, dal pessimista cronico a chi ti fa le scarpe». Il marito, assicura Galt, si è divertito. La figlia pure, la suocera in realtà non l'ha mai nemmeno incontrata. La domanda è: in tanti assassinii, non è che ha dimenticato qualcuno? «C'è una bella fila che aspetta... Ne trovo di continuo, mi dico: Ah, questo è un ottimo soggetto. Comunque non farò un seguito: andrò avanti a scrivere, ma senza uccidere altre persone». Li ha uccisi tutti? «No, non li ho uccisi tutti. Ma penso che basti, e di potermi ritenere soddisfatta».