"La gatta bianca" tra lirica e musical

Alessio Pizzech convince e diverte con l'opera che ha vinto il "Fedora"

Alessio Pizzech, uno dei giovani registi di teatro più qualificati delle ultime leve, adesso passa dai fasti poetici di Pessoa all'incantevole calco manierista La gatta bianca, opera lirica di Sandra Conte recentemente laureata dal Premio Fedora. Una novità assoluta nel campo minato del nostro teatro in musica, vittima in questi tempi difficili delle obbligate scelte di repertorio che condizionano la scoperta di talenti emergenti. Soprattutto quando si tratta, in un caso simile, di un'opera prima destinata sia al pubblico adulto che al pubblico infantile. Rifacendosi all'universo incantato del secolo d'oro del fabliau di marca francese che, come è noto, brilla in tutto il suo splendore nel diciassettesimo secolo con le fiabe di Perrault inframmezzato dalle moralità leggendarie della Contessa d'Aulnoy, l'autrice confortata dall'estro e dalle fantastiche intuizioni di Pizzech regista spezza una lancia a favore dell'integrazione dei due mondi.
Quello degli umani assorti in un potere che non lascia spazio alla magia e quello degli animali che, per rivalsa, han fatto sì che la bella principessa da tempo mutatasi in gatta presieda a musiche, piéce e suggestioni imposte e create dai nostri amici a quattro zampe.
Ne è nato, nell'armonioso contenitore del Teatro Coccia di Novara, promotore col Festival Mito e produttore dell'opera andata in scena alcune settimane fa e di prossima riprogrammazione a partire dal 20 novembre, uno spettacolo di rara perfezione formale che adopera con intelligenza la musica come suggestione primaria e la recitazione come supporto al canto degli interpreti. Che calati con grazia sorprendente nei panni dei personaggi-cardine di una fiaba italiana che, stavolta rifacendosi a un narratore come Luigi Capuana, si propone il lodevole intento di educare e divertire insieme trova nel connubio tra le note e le parole tutta la sua forza propulsiva. Alternando la suggestione della danza, affidata al talento di Federico Razzola, alle acrobazie vocali del soprano Linda Campanella. Mentre a Pizzech, della cui militanza lirica, si ricorda un recente fantasmagorico Elisir d'amore allestito al Donizetti di Bergamo, facciamo l'augurio che presto si cali di nuovo nel mondo fantastico del più giocoso e irridente teatro in musica.