"Il giallo ha la sua poesia, ecco perché sbaglia chi si ostina a snobbarlo"

Noto per le sue rime, anche in friulano, è passato al romanzo: "In provincia c'è tutto, perfino l'Isis"

Non c'erano già troppi gialli? «In Friuli no. Poi sì, ce ne sono... Però già si legge poco, il giallo è forse uno stimolo alla lettura, fa da traino. Del resto tutti scrivono poesie, ma nessuno legge libri di poesie» dice Flavio Santi, traduttore, scrittore, poeta, docente all'Università dell'Insubria e anche autore di gialli. Ormai è al secondo, L'estate non perdona (Mondadori, pagg. 238, euro 17,50). Gialli friuliani, protagonista Drago Furlan, ispettore. «Dettaglio realistico. Le indagini le fanno gli ispettori. I commissari sono dei manager, stanno chiusi in ufficio. Sono aspetti a cui tengo molto, forse per via della mia formazione filologica».

Insomma l'ispettore, Drago...

«Drago di nome, un po' meno di fatto. È un uomo comune. Questa è la scommessa: siamo abituati a questi ispettori tormentati, il mio è una persona dal vissuto normale».

Un poeta che scrive di un ispettore felice?

«Ero stufo di quelli maledetti. Comunque pian piano perde un po' l'innocenza. Sto già lavorando al nuovo libro, per ora l'idea è una trilogia».

Metà libro si svolge all'osteria.

«L'osteria friulana è un luogo mitico, ma reale. Ogni paesino ha la sua. Il tajut, il bicchierino di vino, rompe il ghiaccio e si discute di tutto. Dall'osteria uscirà la prova dell'esistenza di Dio. Claudio Magris, citando uno scrittore austriaco, ha detto che l'osteria friulana è una specie di Accademia platonica».

Nella trama entrano anche i foreign fighter. Perché?

«Il Friuli è terra di confine, il famoso corridoio balcanico. Spesso non si pensa che ci sono i campi di addestramento in Bosnia: in un'ora e mezza di macchina sei in un altro mondo. È una zona di passaggio, da sempre. Nel '400 i Turchi passarono e distrussero mezzo Friuli. La minaccia ottomana».

Colpire la provincia è una possibile strategia dell'Isis?

«Temo sia l'uovo di Colombo: la provincia non si può controllare. Resta sguarnita».

La provincia ha una sua tradizione letteraria?

«Certo. Piero Chiara per esempio, che amo molto. Era considerato di serie B, perché vendeva. La provincia è un piccolo mondo in cui tutto può succedere. Per il giallo è perfetta. Nelle mie poesie in friulano, fra il 2001 e il 2003, c'erano già queste tematiche: frammenti di provincia, l'osteria, la campagna, i matti del paese, la natura».

Perché scriveva poesie in friulano?

«Perché è la mia lingua, quella con cui sono cresciuto, quella che parlavo. Ho iniziato a scrivere poesie in italiano, ma avevo la sensazione che fosse tutto trito e ritrito. Così ho scritto in friulano e ho avuto come una rivelazione, come se quelle parole le usassi per la prima volta. Come esplorare un nuovo mondo».

Di che cosa scriveva?

«La sfida era prendere la lingua del cortile di casa mia e raccontare il Friuli e l'Italia: di non essere provinciali e di raccontare qualunque cosa, perfino un allunaggio, una storia di fantascienza. Il friulano è una lingua, non un dialetto».

Che significa?

«Ha una tradizione letteraria secolare. È la marilenghe, la madrelingua. Anche nel '900 ha una sua tradizione, oltre che con Pasolini, con Amedeo Giacomini e Elio Bartolini; oggi con Pierluigi Cappello e Gian Mario Villalta».

Perché ha smesso di scrivere poesie in friulano?

«Perché mi sembrava di avere detto quello che avevo da dire, con le mie forze. L'ho teorizzato nell'ultima poesia, Mandi, cioè Addio: con la poesia non ho cambiato il mondo, perciò smetto. Già la poesia già viene letta poco, figuriamoci in friulano».

Riferimenti poetici?

«Fra gli stranieri Walt Whitman, William Carlos Williams, Wallace Stevens. Non la Beat generation. Robert Frost tradotto da Giovanni Giudici. E poi Auden, che fra l'altro è un grande lettore di gialli. C'è un legame fra poesia e giallo».

Quale?

«I poeti amano i gialli. Per esempio Attilio Bertolucci, che forse è il poeta che amo di più, li adorava. Auden ha scritto un saggio sui meccanismi del giallo. E poi la poesia è ritmo, e anche il giallo lo è: devi gestire la suspence».

Però per i critici, diciamo, la poesia è in cima, e il giallo...

«Sbagliano. A parte i grandi che si sono misurati col giallo, Gadda, Cechov, Poe... È vero che, come dice Auden, il giallo è un libro che si legge una volta; però si parla tanto del grande romanzo italiano degli ultimi di oggi, ecco, io credo che l'abbia scritto Camilleri con i suoi libri. Un romanzo fatto di tanti tasselli, ma ha creato un eroe».

Riferimenti per il giallo?

«Simenon, Agatha Christie. Molta provincia, anche lì. Grande rigore logico. Fra i recenti mi piace un islandese, Indridason: sento l'Islanda simile al Friuli. Non si sa dove stiano, sembra che non succeda mai niente».

Pasolini è un modello?

«Ogni volta che posso vado in pellegrinaggio sulla sua tomba, a Casarsa. Al di là dell'intellettuale impegnato, per me è uno dei più grandi poeti del Novecento. Poi adoro Giorgio Caproni, Umberto Saba, Giovanni Giudici, Giovanni Raboni. Sono per la poesia di cose, narrativa. Come diceva Williams, le idee nelle cose. Ho anche tradotto molto».

Che cosa?

«Di tutto. Romanzi rosa, per l'infanzia. Auden per delle riviste, James Merrill, un poeta americano che mi piace molto. Ho avuto anche la fortuna di tradurre Tenera è la notte di Fitzgerald e Bartleby lo scrivano di Melville».

Com'è l'approccio in questi casi?

«Grande inconsapevolezza. Il vantaggio è che ti puoi documentare. Anche se ho scoperto che le traduzioni della Pivano hanno molti svarioni. Un mostro sacro, per carità: però più come divulgatrice che come traduttrice».

Ha tradotto anche due romanzi di Ian Fleming.

«Sì, per Adelphi. Un ottimo maestro, soprattutto per la costruzione delle scene, anche se nei suoi romanzi c'è molta azione e nei miei meno».

È vero che è cresciuto nello stesso paese di Ippolito Nievo?

«Sì. Colloredo di Monte Albano, dove Nievo scrisse le Confessioni d'un italiano. L'ho letto a 15 anni ed è stata una folgorazione. In quel romanzo c'è tutto, e poi lui è un personaggio: in dieci anni ha scritto di tutto, perfino un trattato di fantascienza, si è occupato di fossili, di traduzioni, di teatro, di poesie, di politica. Poi a 30 anni è affondato sull'Ercole, mentre tornava dall'impresa dei Mille. Secondo Pasolini, il primo attentato insabbiato d'Italia...».