Giletta, il misticismo della pittura

Nelle sue opere la figura umana supera la realtà e tende al divino

Stefano Duranti Poccetti

Gli ultimi anni sono stati un vero crescendo per l'artista Franco Giletta, che dopo la partecipazione nel 2011 alla 54° Biennale di Venezia è stato chiamato nel 2015 a esporre la sua opera Goccia Divina Omaggio al Monviso a Eataly in occasione dell'Expo di Milano. L'anno seguente il suo lavoro L'Angelo della Pace è stato invece messo in mostra nell'altra nuova sede di Eataly al World Trade Center a New York. Questo successo è il risultato di anni e anni di attività, che hanno permesso al pittore di Saluzzo di trovare un proprio segno distinguibile, espresso attraverso lo stile figurativo, che non è morto, ma che, anzi, viene utilizzato ancora oggi da molti artisti contemporanei.

È forte nelle opere di Giletta la presenza della figura umana, di norma la protagonista dei dipinti, di grandi dimensioni. Essa assume in parte quelle sembianze della tradizione pittorica, ma tramite la sua mistica fissità si eleva verso il divino, evocando sensazioni che vanno aldilà della mera sfera reale. L'Angelo della Pace per esempio sembra osservare lo spettatore non solo per ammaliarlo con la sua bellezza formale, ma anche e soprattutto per esprimere la sua esigenza di un mondo lontano dalle guerre, in cui dovrebbe sempre sprizzare un arcobaleno e dove non dovremmo mai assistere ad atti di violenza, ma solo a pace e armonia, quell'armonia che si respira anche nella Goccia Divina, dove un bellissimo soggetto femminile si è assopito con il volto che segue le forme delle montagne sullo sfondo. È così che Giletta, le cui gallerie di riferimento sono l'Etra Studio Tommasi di Firenze di Francesca Sacchi Tommasi e la Galleria Triphé di Maria Laura Perilli, ci parla di attualità tramite la tradizione con un segno decisamente personale.