Il "giustiziere" Willis studia da Bronson

di Eli Roth con Bruce Willis, Vincent D'Onofrio, Elisabeth Shue, Dean Norris

Rifare Il giustiziere della notte? Operazione coraggiosa, perché stiamo parlando di uno dei film culto della storia del grande schermo, quasi a perdere per le troppe insidie. Con gli occhi puntati di chi è pronto a distruggerla, perché il mito è tale in quanto unico, inavvicinabile. Eppure, questo rifacimento affidato alla coppia Eli Roth (in regia) e Bruce Willis (come protagonista, meno glaciale e più in chiaroscuro di Charles Bronson) supera l'esame grazie alla mossa intelligente di non copiare pedissequamente l'originale del 1974, ma di rileggerlo, ai giorni nostri, tenendo conto di tutto quello che è accaduto in America, nel corso degli anni. Certo, si sono le armi e la giustizia fai da te, ma all'interno di una narrazione che sta bene attenta a non trasformarsi in un «manifesto». Anche perché siamo dalle parti di un film di serie B, consapevole di esserlo e senza la pretesa di venir preso sul serio. Intanto, l'azione si sposta da New York in una Chicago dove, viene più volte detto, i morti per arma da fuoco sono, ogni giorno, numerosi. Paul Kersey è un chirurgo che la violenza la sperimenta solo sul lettino dell'ospedale, quando deve operare i feriti da arma da fuoco. Poi, la moglie viene uccisa e la figlia ridotta in coma. In un primo momento, confida in una polizia sommersa, però, da troppi casi. Constata l'impossibilità di avere giustizia per vie legali, decide di compiere il grande passo, ma il suo approccio alle armi è maldestro (da antologia, la prima visita al negozio di armi). Segue un tutorial su YouTube, si ferisce in modo goffo durante la prima «missione», diventa famoso grazie alla rete. In pratica, un protagonista ben differente da quello che impersonava Bronson. Willis non viene dipinto come un «supereroe», ma un uomo roso dal dubbio (non spara senza porsi tante domande come faceva il predecessore) che si deve quasi arrendere alla necessità di riportare un minimo di giustizia. Con tanto di dibattito sulle armi affidato a speaker radiofonici, per non dare l'impressione di un pellicola a senso unico. Certo, ci sono alcune esagerazioni e un paio di scene splatter (non a caso, trattandosi di Roth). Però, la sensazione è quella di un film riuscito, che non ha intaccato il mito.