Il grido d'amore dei fratelli Van Gogh

Di Vincent Van Gogh e della sua tragedia esistenziale si è scritto a lungo ma pochi hanno indagato il complesso rapporto che l'ha unito al fratello Theo, di cui è appassionata testimonianza l'epistolario, pubblicato da Guanda, che ci fornisce giorno dopo giorno, quasi ora per ora il diario di questa vita associata. Dove persino le pennellate frementi del pittore, che calano sulla tela come ferite verticali dettate dall'ansia frenetica di spartire lo spazio in una tenaglia senza fine, testimoniano le cesure e gli scarti dell'anima. Soprattutto nell'ultimo periodo, quando non sai se siano dettate da una nuova maniera di spartire la vita in capitoli o di fermarne la visione prima che si dissolva nella frenesia delle parole non dette. È quanto accade in Vincent van Gogh Le lettere a Theo, che Blas Roca Rey più che leggere e commentare magicamente esprime nello spettacolo, intercalato soltanto da un flauto che ne sottolinea l'andamento. Poche volte nella letteratura è stato documentato questo travaglio amoroso tra l'immagine appena tracciata sulla tela e il delirio che spinge a tramandarla al solo specchio che può contenerla: il fratello del pittore. L'attore, in questo che solo a parole si può definire un recital, ma che piuttosto è un tenue grido d'amore che spazia dal documento alla radiografia di un grido, comunica tutto questo con voce vibrante e appassionata che spinge il pubblico all'ammirazione e all'applauso in una serata indimenticabile che si imprime a lungo nel nostro cuore.

VINCENT VAN GOGH - LE LETTERE A THEO - Roma Giardini della Filarmonica.