Con «The Grinder» il legal drama è roba da ridere

Il legal drama è una tipologia di fiction veramente granitica. È dai tempi di Perry Mason (serie Cbs prodotta tra il 1957 e il 1966) che gli avvocati americani imperversano anche sugli schermi italici rendenduci eruditi delle dinamiche della Common Law (così diversa dai nostri molto più statici processi improntati al diritto positivo). Va detto però che generalmente il tema processuale è trattato con serietà, le eccezioni sono pochissime come la scanzonata e insensata serie Drop Dead Diva. Tra queste poche eccezion va annoverato il divertente The Grinder, su Fox da venerdì 24 giugno in prima visione. Il protagonista è Dean (Rob Lowe), un attore sul viale del tramonto. Dopo alcuni anni vissuti nei panni di un brillante avvocato in una serie tv, Mitch Grinder, decide di lasciare Hollywood, tornare nell'Idaho e fare davvero l'avvocato. Del resto, la sua famiglia manda avanti da generazioni uno studio legale e suo fratello, Stewart, è davvero una toga. Dean in aula irrompe da vero mastino, continuando a interpretare il suo personaggio come fosse sul set. Uno choc per il timido e impacciato Stewart, che la legge la conosce ma appunta le arringhe sui post-it per non dimenticarle E ovviamente va fuori di testa quando si ritrova a fare da spalla a una ex star megalomane che parla con frasi ad effetto ma a cui i clienti - e perfino i colleghi - iniziano subito a dare credito. Il risultato è spassoso, The Grinder è una sitcom che fa il verso agli avvocati in tivù ma anche un bell'esempio di metaserie: ovvero una serie tv che racconta una serie tv.