Haggis: «Il mio omaggio a Pasolini e Antonioni»

«Ogni film che giro è un modo per cercare risposte nei momenti più difficili della mia vita», dice il regista e sceneggiatore canadese Paul Haggis, nella capitale per dirigere due Master Class di recitazione, invitato dalla società Hollywood in Rome . E se c'è attesa per le sue lezioni sul funzionamento della «macchina» cinema, visto che Haggis, vincitore di premi Oscar con Million Dollar Baby e Crash - Contatto fisico , è un profondo conoscitore dei meccanismi hollywoodiani, inevitabile parlare del suo thriller Third Person , in uscita il 2 aprile. «Si tratta di un omaggio ad autori come Pasolini, Godard, Antonioni e Bunuel, che hanno ridefinito la mia idea di fare cinema». Nel cast di questo film ambientato tra Roma, New York e Parigi, compaiono Liam Neeson, Mila Kunis, Kim Basinger e Adrien Brody e anche alcuni attori italiani, tra i quali Riccardo Scamarcio. «È un grande amico per me e qui interpreta un personaggio romantico. L'idea del film me l'ha fornita Moran Atias, la mia coproduttrice. Sono stato molto fortunato a poter girare a Roma, adoro prendere il caffè a Cinecittà, magari nello stesso bar dove andava Fellini», spiega il regista.

E scopriamo che lui, nel 2004 sceneggiatore di Million Dollar Baby , quando scrive i soggetti non pensa agli attori. «Non mi piace pensare agli attori, mentre scrivo. Perché se lo fai, non rendi un favore agli attori: ne resti influenzato. Mentre io voglio che gli attori mi sorprendano. Tra l'altro, molti attori sono completamente sbagliati per un certo ruolo». Third Person , negli Usa accolto tiepidamente, mette in scena tre vicende: a Parigi si svolge la storia di Michael (Neeson), scrittore tormentato dalla giovane amante (Olivia Wilde); a Roma un uomo d'affari (Brody) incontra una zingara (Moran Atias), mentre a New York l'ex-attrice di soap opera Julia (Mila Kunis) si ritrova a fare la cameriera in un albergo di lusso.

Nei complicati film di Haggis c'è un pizzico d'autobiografia? «Ho un rapporto complesso con le donne: secondo me amano torturare gli uomini», scherza. Haggis, già membro di Scientology , ha collaborato al documentario-denuncia di Alex Gibney Going Clear e commenta: «Raccontare la verità è sempre liberatorio». Nato artisticamente in tv, dove esordì nel 1975, Haggis ha appena finito di montare la miniserie Hbo in 6 puntate Show me a Hero : «Una storia tratta da avvenimenti reali, su temi attuali quali il razzismo e l'antisemitismo».