"Ho vinto solo una volta e poi mi è venuta la febbre"

Il cantautore Cutugno trionfò con "Solo noi" nel 1980: "Il festival è la mia vita, tornerei da superospite"

nostro inviato a Sanremo - Ne ha vinto uno ma è come se ne ha avesse vinti il triplo: Toto Cutugno è una delle colonne del Festival di Sanremo, oltre che della canzone italiana. Stavolta non c'è, all'Ariston, ma tutti ne parlano perché lui rimane un termine di paragone da 40 anni esatti, da quando arrivò terzo e neppure era da solo. Poi è diventato l'italiano, quello che arriva sempre secondo al Festival ma è primo nel mondo.

Se lo sarebbe mai immaginato, caro Toto Cutugno?

«No, nel 1976 quando io e gli Albatros cantammo Volo Az504 eravamo ancora al Casinò e arrivammo terzi. Poi il brano fece un successo incredibile in Francia vendendo 8 milioni di copie».

Eppure pochi lo ricordano.

«L'anno dopo andammo di nuovo in gara con Gran Premio dedicato all'incidente di Niki Lauda in Formula Uno. Anche quello vendutissimo in Francia».

E poi?

«E poi il mio esordio solista. 1980. Il Festival della rinascita (presentato da Cecchetto, Carlisi e Benigni ndr). Ero seduto impaurito al pianoforte, ho chiuso gli occhi e ho cantato Solo noi. Alla fine ho detto ai miei discografici: andiamocene perché ho perso. Mi sono tolto la giacca e stavo uscendo quando Cecchetto e Benigni mi hanno richiamato: sono arrivato in scena senza giacca e mi hanno detto che avevo vinto. Dopo c'era la festa all'Hotel Nazionale ma io ho preso la mia Citroen e mi sono fermato su di una spiaggia libera vicino a Bordighera. Piovigginava. Mi sono messo a urlare pensando a mia mamma che era morta da qualche anno. Il giorno dopo avevo la febbre a 38 e la mia settimana di festeggiamenti l'ho trascorsa a letto».

I festeggiamenti in realtà sono durati tre anni.

«Sì, sono tornato a Sanremo nel 1983 con l'obiettivo di andare all'Eurofestival ossia al programma più seguito d'Europa».

E come andò?

«Qualche mese prima avevo scritto un brano e, come gli altri dodici già presentati, volevo offrirlo a Celentano. Lo andai a trovare sul set de Il bisbetico domato girato con Ornella Muti. Lui lo ascolta, poi lo vuole riascoltare e mi dice: non lo farò mai, è troppo presuntuoso».

Perché?

«Uno dei versi originali era Sono Adriano, un italiano vero».

Quindi?

«Io mi sono sentito morire. Ma in realtà è stata la mia fortuna. Ho cambiato il verso (Sono un italiano, un italiano vero ndr) e sono andato in gara».

Da allora quante copie vendute e quante traduzioni?

«Le traduzioni de L'italiano sono centinaia, neppure so quante. Le ultime arrivano da Finlandia, Corea e India. E le copie vendute mi dicono essere cento milioni. Senza dubbio la Siae mi conferma che L'italiano è uno dei dieci brani italiani più conosciuti nel mondo. Ci sono versioni metal tipo quella di un gruppo olandese che, se le ascoltassi dopo la morte, mi rigirerei nella tomba».

In certi paesi lo suonano al posto del nostro inno?

«Sì, è successo in Marocco ai tempi di Pertini e poi in Ucraina».

È incredibile, se si pensa che lei non è un alfiere del bel canto.

«No, prima sono un autore e poi sono un cantante. Qualche volta canto bene. Qualche altra, come con Aeroplani in gara al Festival 2010, canto malissimo e quindi giustamente vengo eliminato (nelle cover si esibì con Belen Rodriguez ndr)».

E adesso?

«Stasera Sanremo lo guardo perché è comunque la mia vita. E, se mi invitassero, potrei tornarci ed essere magari superospite. Ma è difficile che vada in gara».

Altri nomi storici della canzone italiana lo fanno, come Al Bano.

«Per me Al Bano è un fratello perché mi ha salvato la vita. Ma non voglio parlarne perché sono questioni private».

Rimangono i giovani.

«Quelli si mangiano il palco».

Scusi?

«Vedo ragazzi appena debuttanti che salgono in scena e ne diventano subito padroni. Io ho impiegato decenni a diventare come loro. Ma dovrebbero trovare le canzoni giuste. A volte indovinano una bella canzone. Ma dopo tre mesi tutti se la sono dimenticata. Le grandi canzoni sono immortali o quasi».

Che cosa ha provato quando i primi profughi siriani sono arrivati a Fiumicino e si sono messi a cantare L'italiano?

«Se ho regalato loro solo pochi secondi di gioia, per me è una soddisfazione infinita. Alla faccia di tutti i critici che per anni mi hanno demolito».

Commenti

ziobeppe1951

Mar, 09/02/2016 - 12:54

Superospite?questo illustre nessuno s'è montato la testa